Assegno senza prestito a chi assiste un disabile o per i disoccupati

10 Dicembre 2016 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,lavoro,locazione,marchi e brevetti,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

L’accesso all’anticipo pensionistico può essere esercitato, oltre che dai lavoratori su base volontaria, anche da persone che si trovano in determinate condizioni socio-economiche. Fermo restando i requisiti generali previsti, la norma ha individuato quattro categorie per le quali l’anticipo è una prestazione a carico dello Stato.
La prima riguarda coloro che si trovano in uno stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, oppure che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa nonché coloro che hanno raggiunto una risoluzione consensuale e che hanno completato integralmente la prestazione spettante per lo stato di disoccupazione da almeno tre mesi.
La seconda categoria riguarda coloro che, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, assistono il coniuge o un parente entro il primo grado convivente con handicap in situazione di gravità.
A seguire, l’Ape sociale può essere richiesto anche da coloro che hanno subito una riduzione della capacità lavorativa con una invalidità civile non inferiore al 74 per cento. In questi primi tre casi, gli interessati debbono vantare almeno 30 anni di contribuzione.
L’ultima categoria è costituita da lavoratori dipendenti che svolgono da almeno sei anni continuativi attività lavorative particolarmente difficoltose e rischiose: operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici, conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni, conciatori di pelli e pellicce, conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante, conduttori di mezzi pesanti e camion, personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni, addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza, insegnante della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido, facchini addetti allo spostamento merci e assimilati, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia nonché gli operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti. In questo caso l’anzianità contributiva richiesta è di 36 anni.
L’Ape sociale non spetta ai titolari di pensione diretta ed è comunque subordinata alla cessazione dell’attività lavorativa. Anche questa indennità è pagata per 12 mensilità ed è pari all’importo della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione. Non è soggetta a rivalutazione e non può superare – in ogni caso – l’importo mensile di 1.500 euro. L’Ape non è compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito, come l’Asdi (assegno di disoccupazione finalizzato al reinserimento lavorativo) o con l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.
Si decade dal diritto se, nel frattempo, il beneficiario raggiunge i requisiti per il pensionamento anticipato (41/42 anni e 10 mesi fino al 31 dicembre 2018). L’Ape sociale è comunque compatibile con la percezione dei redditi da lavoro dipendente o subordinato nel limite di 8mila euro annui e con attività di lavoro autonomo entro 4.800 euro annui. Su questo punto, essendo prevista la cessazione dell’attività lavorativa, occorrerà attendere il decreto attuativo per comprenderne meglio la portata applicativa.
Per il personale del pubblico impiego l’accesso all’Ape sociale comporta un differimento per il trattamento di fine servizio/rapporto. In generale, i termini per la liquidazione di queste somme non decorrono dalla data di risoluzione del rapporto di impiego, bensì dalla data di raggiungimento dell’età prevista dalla riforma del 2011 pari a 66 anni e sette mesi fino al 31 dicembre 2018. Inoltre per trattamenti di importo superiori a 50mila euro, opera un ulteriore differimento di 12 mesi per la parte eccedente il predetto importo e fino a 100mila, e di ulteriori 12 mesi per la parte eccedente.