Legge di Bilancio 2020, ultime correzioni definitive

22 Dicembre 2019 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,guida 4.0,Industria 4.0,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

Un alleggerimento della stretta sulle auto aziendali e delle micro tasse (plastic e sugar tax); la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia fiscali Iva e il taglio del cuneo fiscale. 

  • Saltano Tobin tax e rinvio energia libera: Con circa settanta rilievi della Ragioneria generale dello Stato su altrettante norme e un quindicina di stralci decisi dalla presidenza del Senato si è concluso a un passo dal voto di fiducia sul maxi-emendamento il vasto e sofferto restyling della manovra. In dirittura d’arrivo sono saltate la Tobin tax sul trading, il rinvio da luglio 2020 al 2022 della fine del mercato tutelato e i ritocchi approvati in commissione sulla cannabis light. Stop anche al congelamento a tempo del Reddito di cittadinanza, invece della decadenza, nel caso di contratti a termine che facciano sforare i tempi previsti , all’arrivo della cambiale digitale e a nuove assunzioni delle Province. Semaforo rosso anche alla possibilità di dotare gli studi dei pediatri di strumenti di diagnostica al pari dei medici di base. Un restyling senza soste. Con una settantina di ritocchi chiesti in extremis dalla Ragioneria generale dello Stato e una quindicina di stralci decisi dalla presidenza del Senato si è concluso ieri il lento cammino a Palazzo Madama della manovra da oltre 900 commi . Che ha mantenuto lo stop alle clausole Iva nel 2020 e il taglio del cuneo, ma ha subito molti cambiamenti e molte misure sono saltate: dalla conferma nel 2020 del bonus docenti all’arrivo della Tobin tax sul trading e al rinvio al 2022 della del mercaro tutelato dell’energia. 
    • Iva e nuove accise: Completamente sterilizzate le clausole fiscale da 23,1 miliardi del 2020: 22,7 miliardi di aumenti Iva e 400 milioni di accise. Ma proprio sul terreno delle accise sui carburanti il Governo ha effettuato una marcia indietro per il biennio successivo: dalla riduzione di 350 milioni del 2021 e 100 milioni del 2022 prevista nel testo originario della manovra con il maxi-emendamento si è passati a un previsto aumento rispettivamente di 821 milioni e 1,283 milioni nei due anni. Confermato il parziale disinnesco delle “componente” Iva per 9,4 miliardi nel 2021 e 2,9 miliardi l’anno successivo. 
    • Taglio del cuneo: Da luglio 2020 scatta un taglio del cuneo fiscale da 3 miliardi che diventano 5 miliardi dal 2021. Viene anche introdotto uno sgravio triennale del 100% per i datori di lavoro con meno di 9 dipendenti che assumono con contratto di apprendistato duale, o di primo livello, per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore. A condizione che questi contratti vengano stipulati dopo il 1° gennaio 2020, fermo restando il taglio dell’aliquota al 10% per i contributi maturati dopo il terzo anno. 
    • Clausola taglia-spesa: La manovra contiene una clausola taglia-spesa da un miliardo, sotto forma di congelamento di varie voci dei budget dei ministeri, da far scattare entro la prossima estate nel caso in cui gli obiettivi di finanza pubblica concordati con Bruxelles non venissero rispettati. A concorrere alle coperture ci sono anche alcuni tagli di spesa. E soprattutto riprogrammazioni di uscite per 950 milioni nel 2020 e definanziamenti che sono saliti da 2,2 miliardi del testo iniziale a 2,7 miliardi. È poi previsto un ulteriore aggiornamento di 841 milioni delle maggiori entrate fiscali attese nel 2020, una stretta sui giochi e il taglio di diversi Fondi, in primis quello per le esigenze indifferibili (-295 milioni) e il Fispe (-213 milioni)
    • Industria 4.0: Superammortamento e iperammortamento vengono sostituiti da un nuovo credito d’imposta. Per gli investimenti del 2020 sarà del 6% per i beni “super”, elevato tra il 20 e il 40% per i beni ex iperammortizzabili. Si dimezza da 20 a 10 milioni il tetto massimo di investimenti agevolabili e si fissa al 30 giugno 2021 il termine della coda temporale per gli investimenti prenotati nel 2020. Il credito d’imposta (12% sull’intera spesa) per investimenti in ricerca e sviluppo resta per il 2020 modificato, con estensione all’innovazione tecnologica e altre attività innovative come il design. Confermato anche il credito d’imposta per la formazione, eliminato però l’obbligo di stipulare i contratti collettivi aziendali e territoriali che disciplinino lo svolgimento dell’attività formativa.
    • Bonus casa: Debutto per lo sconto fiscale del 90%, dedicato alle facciate che avrà una portata molto ampia. Sarà applicabile nel 2020 alle spese documentate, anche per interventi di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzate al recupero o al restauro della facciata. Ci saranno tre paletti, originariamente non previsti dalla manovra. Il primo riguarda le aree nelle quali il bonus è ammesso. Le spese dovranno riguardare edifici esistenti ubicati in «zona omogenea» A o B. Il secondo riguarda l’allineamento tra la disciplina del nuovo sconto per le facciate e l’ecobonus per il cappotto termico. Infine, saranno detraibili solo gli interventi su «strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi». Prorogato invece di un anno poi il pacchetto di sconti fiscali già previsti, a partire dall’ecobonus, che resta con una detrazione del 65%, ridotta al 50% in alcuni casi. Ancora un anno a disposizione anche per il 50% sulle ristrutturazioni: lo sconto base anche per il 2020 non sarà depotenziato al 36 per cento. A questo bonus, come è stato per il 2019, sarà possibile collegare il bonus mobili.
    • Enti locali: Il 2020 segna l’addio alla Tasi, che viene incorporata nella nuova Imu unificata. Per i contribuenti in realtà non cambia molto, e soprattutto non si riduce la pressione fiscale perché le aliquote dell’Imu incorporano quelle fin qui applicate alla Tasi. Cambia invece il quadro delle regole per chi non è puntuale negli appuntamenti con il fisco locale. Perché la manovra rafforza i poteri di riscossione dei sindaci, introducendo anche per i tributi locali il meccanismo dell’accertamento «esecutivo» che taglia i tempi e le procedure necessari ad attivare pignoramenti e confische in caso di mancati pagamenti. Dal punto di vista dei conti, la situazione di bilancio dei Comuni dovrebbe offrire meno giustificazioni agli aumenti fiscali, perché viene avviato il recupero progressivo dei 560 milioni tagliati nel 2014 e non vengono previsti altri tagli per i fondi agli enti territoriali
    • Investimenti: Il governo ha continuato la politica di rilancio degli investimenti fondata sul rifinanziamento dei “fondoni” di Palazzo Chigi per le amministrazioni centrali e per quelle locali. Una politica che va avanti da quattro anni ma produce risultati di cassa a breve molto limitati. Ci sono però quest’anno due novità a rafforzare il disegno: la prima è l’istituzione del nuovo fondo per gli investimenti green, con la stessa logica dell’avvio lento con poche risorse a breve e più risorse in prospettiva; la seconda è la definitiva consacrazione della “norma spagnola” che consente ai comuni di spendere subito risorse per piccoli interventi di manutenzione semplificando al massimo le procedure. Nel triennio – calcola l’Ance – porterà una spesa effettiva di 1.135 milioni. È l’unica cosa che fino a oggi ha funzionato contro la sindrome del Paese bloccato, facendo ripartire la spesa dei comuni.
    • Welfare e sanità: Addio al superticket dal 1 settembre su visite ed esami che vale oltre 500 milioni l’anno, ci sono 2 miliardi in più per l’edilizia sanitaria di cui 235 milioni saranno spesi per la piccola diagnostica negli studi di medici di famiglia e pediatri in modo da provare a ridurre le liste d’attesa e l’affolamento nei pronto soccorso. Al via anche 32mila stabilizzazioni di medici e infermieri e di mille ricercatori di Irccs e Izs: la manovra estende infatti i requisiti della legge Madia ai precari del Ssn (con almeno 3 anni in servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni) al 31 dicembre 2019. Ci sono poi 50,6 milioni aggiuntivi in due anni per ampliare in tutta Italia la sperimentazione della farmacia dei servizi, con la possibilità di prenotazione di esami e visite specialistiche; esami per la glicemia, colesterolo, test di gravidanza, pressione ecc. La legge di bilancio stanzia poi per il Fondo per la disabilità e la non autosufficienza 59 milioni per il 2020, 200 milioni per il 2021, 300 milioni annui a decorrere dal 2022. Dal 2021 viene istituito il Fondo assegno universale e servizi alla famiglia con una dote di 1 miliardo per il 2021 e 1,2 miliardi a decorrere dal 2022. Nel Fondo verranno trasferite le risorse dedicate all’assegno di natalità (bonus bebè) e del bonus asilo nido confermati per il 2020. 
    • Le nuove tasse: Era entrata in Parlamento come la manovra delle microtasse. Che poi tali non sono se, come quella sulla plastica, arrivava a “cubare” nella sua versione iniziale un prelievo sulle imprese di oltre un miliardo nel 2020 e di 2,2 miliardi a regime. La sensazione per molti è stata quella di dover pagare a caro prezzo su altri fronti la sterilizzazione delle clausole Iva. Ma alla fine, va detto, così non è stato. Le tasse ambientali tra plastica, bevande zuccherate, auto aziendali inquinanti e accise sul gasolio escono dal Senato ampiamente ridimensionate, con un maggior gettito complessivo che non arriva a 200 milioni: 140 dalla plastic tax a 45 centesimi il chilo e con il primo versamento a ottobre; 58 milioni dalla sugar tax con il rinvio a ottobre; 1 milione dalle auto aziendali più inquinanti e nulla dalla riduzione delle accise agevolate sull’autotrasporto rinviata al 2021. A pagare il conto sarà il settore del gioco che si trova un maggior carico di imposte da oltre un miliardo. Il cambio di rotta sui concessionari delle autostrade ha portato all’arrivo della nuova robin tax: un’addizionale Ires di 3,5 punti percentuali dovuta da tutti gli operatori del mondo dei trasporti che operano in concessione.


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