Debito non pagato, cancellazione Crif

28 Settembre 2019 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,guida 4.0,Industria 4.0,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

Il mancato pagamento delle rate di un finanziamento o del rimborso della carta di credito, comporta, tra le altre conseguenze, la segnalazione in Crif, cioè nella banca dati di informazione creditizia. Ciò significa che banche, società finanziarie e altri intermediari del credito, accedendo al sistema Eurisc, vengono avvertite che il debitore (identificato con nome, cognome, data di nascita e codice fiscale) è un “cattivo pagatore”.

Le informazioni creditizie non possono tuttavia restare registrate per sempre. Esistono, infatti, dei limiti temporali che Crif deve rispettare nella conservazione dei dati. Chi si ritrova ad avere un debito non pagato, può chiedere la cancellazione Crif, a determinate condizioni che a breve esamineremo.

In Crif non sono segnalati solo i dati negativi, ma anche le posizioni neutre e addirittura i dati positivi. In sostanza, la banca dati Crif raccoglie tutte le informazioni sui finanziamenti e i prestiti contratti da persone fisiche e aziende, sia nel caso in cui il pagamento delle rate è regolare, sia quando vi sono inadempimenti e morosità.

La Crif è un soggetto privato che gestisce un sistema di informazione creditizia (Sic), cioè una banca dati in cui confluiscono i dati relativi alle esposizioni debitorie nei confronti delle banche o qualsiasi altro intermediario finanziario; per esempio: richieste di mutui, prestiti, fidi, carte di credito, carte revolving, cessioni del quinto ecc. La Crif non va confusa con la Cai, cioè la Centrale di allarme interbancaria, che è una banca dati pubblica gestita dalla Banca d’Italia. Si tratta di un archivio informatizzato in cui sono segnalate le informazioni relative agli assegni bancari e postali e alle carte di pagamento.

La banca dati Crif contiene sia informazioni positive che negative su qualunque soggetto abbia contratto un finanziamento o prestito. Del resto, nel momento in cui si sottoscrive un mutuo, un fido o una cessione del quinto, si contrae immediatamente un debito, da saldare secondo il piano di dilazione stabilito dalla banca o dalla finanziaria. I debiti segnalati in Crif sono solo quelli originati da finanziamenti o prestiti: mutui, prestiti, fidi, carte di credito, carte revolving, cessioni del quinto ecc. Non rientrano, quindi, in Crif: gli assegni, le cambiali, le fatture non pagate, le bollette telefoniche o di acqua, luce e gas, le cartelle esattoriali, le multe stradali, i debiti con il Fisco.

Esistono dei tempi di permanenza in Crif dei dati relativi a finanziamenti e prestiti, decorsi i quali la cancellazione è automatica.

In particolare, i tempi di conservazione in banca dati sono i seguenti:

  • se si chiede un finanziamento e la richiesta è in corso di valutazione​: 6 mesi dalla data richiesta;
  • ​se la richiesta di finanziamento viene rinunciata o rifiutata: ​1 mese dalla data di rinuncia/rifiuto;
  • se il pagamento delle rate è regolare (dati positivi): 36 mesi dalla data di estinzione effettiva del rapporto di credito o dal primo aggiornamento effettuato nel mese successivo a tale data;
  • ​se vi sono 1 o 2 rate (o mensilità) pagate in ritardo: 12 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 12 mesi i pagamenti siano sempre regolari;
  • ​se il ritardo riguarda 3 o più rate: 24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 24 mesi i pagamenti siano sempre regolari;
  • in caso di finanziamenti non rimborsati (gravi inadempimenti e sofferenze): ​36 mesi dalla data di estinzione prevista o dalla data in cui l’istituto di credito ha fornito l’ultimo aggiornamento (in caso di successivi accordi o altri eventi rilevanti in relazione al rimborso).

In ogni caso, i dati relativi agli inadempimenti non successivamente regolarizzati, non possono mai essere conservati oltre i cinque anni dalla data di scadenza del rapporto risultante dal contratto di finanziamento.

Se i dati contenuti in Crif non sono corretti, è possibile richiederne la modifica o cancellazione. In tal senso, è possibile rivolgersi direttamente all’istituto di credito o alla finanziaria che, ove accolga la richiesta, modifica i dati nel sistema. In alternativa, la richiesta di cancellazione o modifica può essere inviata a Crif. Quest’ultima richiederà all’istituto di credito una verifica, non potendo procedere in autonomia alla modifica/cancellazione. Se l’istituto non risponde entro 15 giorni, intanto la visibilità dei dati è oscurata in attesa della definizione della pratica di verifica.

Può accadere che la segnalazione in Crif come cattivo pagatore sia illegittima perché non preceduta dal preavviso formale obbligatorio che la banca deve inviare al cliente o perché frutto di violazioni da parte dell’istituto di credito o della finanziaria. In tale ipotesi, se l’istituto di credito non procede alla cancellazione/modifica dei dati inviati a Crif, è possibile ottenere tutela in tribunale con un ricorso d’urgenza. Affinchè il giudice accolga il ricorso ordinando la cancellazione dei dati, occorre, tuttavia, che l’interessato dimostri il proprio diritto alla cancellazione a causa delle violazioni commesse dall’istituto di credito, nonché il coisddetto “periculum in mora” cioè il pregiudizio derivante dall’illegittima permanenza dei dati in Crif. Il pregiudizio, da dimostrare concretamente, può riguardare l’impossibilità di contrarre nuovi finanziamenti e prestiti, con ingiusto “demerito” creditizio.


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