Fatture senza Iva, salvo chi verifica lo status del cliente

29 Giugno 2019 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,guida 4.0,Industria 4.0,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

È diligente il fornitore che, prima di emettere fattura senza applicazione dell’imposta nei confronti dell’operatore che gli ha rilasciato la lettera d’intento, abbia chiesto la dichiarazione Iva dalla quale emerge lo “status” di esportatore abituale del cliente. E non sono desumibili elementi di consapevolezza della frode altrui in base alla circostanza per cui i primi contatti commerciali fra le parti non sono avvenuti a mezzo Pec, bensì tramite posta elettronica ordinaria. 

Gli uffici, nell’impossibilità di colpire l’operatore scorretto (normalmente irreperibile/insolvente), sempre più spesso mettono nel mirino chi ha avuto la sventura di entrarci in contatto. I rischi, però, sono destinati a ridursi se l’impresa ha adottato buone prassi e quindi se, in aggiunta all’esecuzione dei normali adempimenti (ricezione di una regolare lettera d’intento, corredata della ricevuta di presentazione alle Entrate debitamente riscontrata), ha anche richiesto:

  • la certificazione che comprova l’iscrizione al Registro delle imprese, dalla quale non devono emergere elementi di anomalia, comunque da valutare caso per caso (per esempio la mancanza di dipendenti o di unità locali, oppure l’assenza di bilanci depositati);
  • la dichiarazione annuale Iva (munita di ricevuta di presentazione) da cui si desume la qualifica di esportatore abituale del cliente. 

A fronte di simili virtuosi comportamenti, non rilevano le (risibili) contestazioni in merito alle modalità con cui sono avvenuti i primi approcci fra le parti (a mezzo normali email, anziché via Pec) e le illazioni sulla conoscenza della frode, fondate sulla considerazione secondo cui le vendite contestate hanno aumentato il fatturato e, tramite i relativi incassi, migliorato (ovviamente) la liquidità e gli indici di solvibilità del fornitore. 

Questo infine non significa che modalità di pagamento anomale rispetto alla prassi aziendale o allo specifico settore di attività non possano considerarsi significative. 


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