Forfettari, compensi da Cda nel tetto

30 Giugno 2019 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,guida 4.0,Industria 4.0,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

I compensi relativi agli uffici di amministratore e sindaco o revisore di società sono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Tuttavia, fanno eccezione a questa regola gli incarichi che rientrano nei compiti istituzionali dell’attività di lavoro autonomo esercitata dal contribuente. 

Questa circostanza opera, anche in assenza della previsione nell’ordinamento professionale, qualora il professionista svolga l’attività di amministratore di una società o ente che esercita una attività oggettivamente connessa alle mansioni tipiche della propria professione abituale. Ne consegue quindi che un medico, il quale ricopra l’incarico di consigliere di amministrazione di una clinica sanitaria, matura un compenso che deve essere ricondotto alla propria sfera professionale e quindi deve essere fatturato senza essere considerato assimilato al reddito di lavoro autonomo. In conclusione, il medico che emette fattura nei confronti della clinica deve sommare anche il compenso di amministratore per verificare il limite di 65mila euro ai fini dell’applicazione del regime forfettario e non scatta la causa di esclusione non sussistendo lo stato di lavoratore dipendente.


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