L’Ape anticipa l’uscita dal lavoro

10 Dicembre 2016 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

L’anticipo pensionistico (Ape), nella sua versione volontaria e aziendale, è un prestito che viene concesso in favore di lavoratori prossimi alla pensione di vecchiaia.
La restituzione avviene dalla data di perfezionamento dei requisiti anagrafici previsti per l’accesso al trattamento, per un massimo di venti anni. Una polizza assicurativa obbligatoria copre il rischio di premorienza.
L’accesso all’Ape – istituito in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018 – decorre dal 1° maggio 2017 ed è consentito gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alla gestione separata dell’Inps, nonché alle forme sostitutive ed esclusive. I lavoratori interessati devono avere almeno 63 anni – con venti anni di contributi – e devono maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi. L’anticipo potrà quindi avere una durata massima di tre anni e sette mesi mentre quella minima è fissata in sei mesi.
Fino al 31 dicembre 2017 i requisiti sono 65 anni e sette mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato, 66 anni e un mese per le autonome mentre per le dipendenti pubbliche e i lavoratori (di qualsiasi settore) sono richiesti 66 anni e sette mesi.
Dal 1° gennaio 2018 i requisiti saranno unificati, prescindendo dal genere e dal settore di appartenenza, a 66 anni e sette mesi.
Dal 1° gennaio 2019 scatteranno gli adeguamenti legati all’aumento della speranza di vita.
Inoltre l’importo della pensione, al netto della rata di ammortamento corrispondente all’Ape richiesto, non deve risultare inferiore a 1,4 volte l’importo del trattamento minimo. Il ricorso all’Ape è precluso ai titolari di un trattamento pensionistico diretto.
Per accedervi, il richiedente deve inoltrare, tramite il sito dell’Inps, la domanda di diritto alla prestazione da cui scaturirà la certificazione della pensione futura. L’istituto previdenziale dovrà verificare e certificare il possesso dei requisiti, comunicando anche l’importo minimo e massimo ottenibile dall’operazione.
La scelta del finanziatore e dell’impresa assicurativa per la stipula della polizza rimangono a carico del richiedente. I finanziatori e le assicurazioni saranno scelti nell’ambito di coloro che aderiranno agli accordi quadro stipulati tra il ministero dell’Economia e quello del Lavoro con l’Associazione bancaria italiana e l’Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici.
In caso di concessione del prestito da parte dell’istituto finanziatore, decorrono i termini per esercitare il diritto di recesso sempre che il richiedente abbia ricevuto dall’Inps tutte le informative precontrattuali e contrattuali.
L’Ape è esente da imposizione fiscale. Annualmente al percettore è riconosciuto un credito di imposta pari al 50% del ventesimo degli interessi e del premio assicurativo complessivamente dovuti in base ai contratti stipulati.
L’anticipo pensionistico può essere chiesto da chi, a fronte del minimo contributivo specifico previsto per l’Ape sociale o quella volontaria o aziendale, ha almeno 63 anni di età e a cui mancano non più di tre anni e sette mesi al raggiungimento della pensione di vecchiaia.
Le cose si complicano per gli anni seguenti, dato che nel biennio 2019-2020 il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia sarà adeguato alla variazione della speranza di vita.