Lotta al caporalato, indagini su misura

10 Marzo 2019 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,guida 4.0,Industria 4.0,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

Le indagini finalizzate a ricostruire l’intera filiera dal “caporale” all’utilizzatore va pianificata con la Procura della Repubblica e i Carabinieri del Comando della tutela del lavoro. La circolare dell’INL ritiene che sull’intermediario sia essenziale l’accertamento relativo all’eventuale operatività sotto una ragione sociale, individuandone in tal caso l’oggetto, se vi sia autorizzazione alla somministrazione o intermediazione di lavoro, se vi sono ufficiali rapporti economici con imprenditori operanti nel settore interessato allo sfruttamento. 


Nel caso risultino indizi di un’attività di intermediazione illecita, appare utile individuare gli utilizzatori presso cui il personale è inviato e le relative modalità di impiego.


L’evoluzione del fenomeno in esame spesso si caratterizza per un’apparente legalità. Si può verificare, infatti, il caso di datori di lavoro che abbiano predisposto la documentazione amministrativa e contabile tale da fornire una falsa rappresentazione del rapporto di lavoro. In tale ipotesi, lo sfruttamento può attuarsi mediante la registrazione di ore o giornate lavorate e relative retribuzioni inferiori a quelle svolte, ovvero il pagamento di una retribuzione effettiva notevolmente inferiore a quella risultante dalle registrazioni obbligatorie.


Non è da escludere che lo sfruttamento del lavoro possa realizzarsi anche in una prestazione di servizi oggetto d’appalto. In tal caso l’impresa appaltatrice, nel garantire forti risparmi al committente, sfrutta lo stato di bisogno dei lavoratori, abbattendo il costo del lavoro attraverso la corresponsione di retribuzioni chiaramente difformi dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.


Poiché le condotte di cui all’articolo 603-bis sono valutate anche ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche di cui al Dlgs n. 231/01, l’indagine andrà estesa anche alle imprese, utilizzate come mezzo per la consumazione del reato in questione.

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