Riciclaggio, è reato incassare assegni per conto terzi

31 Agosto 2019 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,guida 4.0,Industria 4.0,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

Commette il reato di riciclaggio chi monetizza diversi assegni bancari di cospicuo valore di soggetti terzi sul proprio conto corrente bancario per poi consegnare il denaro al proprio dante causa. 

Si concretizza il reato di riciclaggio sia nel caso in cui la condotta dell’imputato sia tesa in modo definitivo a impedire l’accertamento dell’origine illecita delle attività o dei beni sia quando tali condotte siano solo volte a rendere più difficile l’accertamento della provenienza del denaro sporco anche indipendentemente come nel caso specifico dalla possibilità di poter poi tracciare e rintracciare le operazioni bancarie. 

Basandosi su questo ragionamento di principio la Suprema Corte ha ritenuto sufficiente per configurare il delitto di riciclaggio il solo fatto di accreditare sul proprio conto corrente assegni bancari di importo cospicuo da parte di un soggetto che senza alcuna valida giustificazione giuridica li ha poi monetizzati versando la provvista al proprio dante causa. 


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