Termine, restituito lo 0,5% se si stabilizza il dipendente

28 Settembre 2019 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,guida 4.0,Industria 4.0,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

I datori di lavoro sono impegnati nella regolarizzazione del contributo corrente e arretrato dovuto all’Inps, a fronte di rinnovo dei contratti a tempo determinato (Ctd). 

Le aziende devono passare alla cassa, verificando quali contratti a termine sono stati rinnovati a partire dal 14 luglio 2018 e calcolando l’aumento del contributo addizionale Naspi che – partendo dalla misura base dell’1,4% – subisce un incremento dello 0,50% per il primo rinnovo, quindi un altro 0,50% per il secondo e così via al verificarsi di ulteriori rinnovi, nei termini consentiti dalla legge.

Come precisato dall’Inps, non va dimenticato che l’aumento dello 0,50% – se pure disciplinato da una diversa norma – costituisce di fatto una mera elevazione del contributo addizionale previsto a sostegno dell’allora Aspi, oggi Naspi. 

La legge del 2012 ha previsto che il contributo addizionale Naspi possa essere restituito alle aziende in caso di trasformazione del rapporto a termine in un contratto a tempo indeterminato. Allo stesso modo, l’impresa che riassume a tempo indeterminato lo stesso lavoratore già alle proprie dipendenze, entro sei mesi dalla cessazione del precedente rapporto a termine, ha diritto a riavere il contributo addizionale versato durante il Ctd. In tale circostanza, però, la misura della restituzione varia in funzione del momento in cui sopraggiunge la stabilizzazione: le mensilità di contribuzione spettanti al datore di lavoro vengono ridotte in misura corrispondente ai mesi che intercorrono dalla cessazione del precedente rapporto di lavoro a tempo determinato, all’instaurazione del nuovo rapporto a tempo indeterminato. In entrambi i casi indicati il lavoratore deve aver superato il periodo di prova.

In caso di più rinnovi contrattuali, possono formare oggetto di restituzione il contributo addizionale (1,40%) e lo 0,50% (incremento) relativi all’ultimo rinnovo del contratto termine in essere tra le parti, prima della trasformazione o della riassunzione a tempo indeterminato.


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