Tessera bus per i figli, detraibile o detassata

28 Settembre 2019 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,guida 4.0,Industria 4.0,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

Le aziende che offrono abbonamenti ai servizi di trasporto pubblici – gratuitamente e sottoforma di benefit – ai dipendenti e loro familiari, lo possono fare senza applicare alcuna tassazione sul compenso in natura che si genera. 

Ma anche quando è il lavoratore a farsi carico dell’intero costo ne può ricavare un un salario netto più elevato, grazie all’utilizzo della detrazione Irpef. È inoltre possibile un via intermedia, in cui azienda e lavoratore sostengano ciascuno una parte del costo dell’abbonamento, senza il rischio di perdere i benefici fiscali.

Gli abbonamenti agevolati sono quelli relativi al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, resi da enti pubblici o privati autorizzati, ad accesso generalizzato, che offrano un servizio continuativo o periodico con itinerari, orari, frequenze e tariffe prestabilite. Il titolo di trasporto deve consentire un numero illimitato di viaggi, per più giorni, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specificato; non rientrano nella disciplina i titoli che abbiano durata oraria, anche se superiore a quella giornaliera.

I beneficiari, ossia i destinatari e utilizzatori del titolo di trasporto, possono essere, oltre al dipendente, i familiari indicati nell’articolo 12 del Tuir (figli, coniuge, fratelli, genitori, eccetera) a condizione che siano fiscalmente a carico.

Il datore di lavoro può volontariamente o contrattualmente, anche mediante specifica previsione all’interno del regolamento aziendale, decidere di concedere gli abbonamenti ai dipendenti e ai loro familiari. Requisito fondamentale per godere della detassazione è che il benefit sia offerto alla generalità o a categorie di dipendenti. Quest’ultime non devono necessariamente essere quelle stabilite dal codice civile, ma possono essere individuate in base a specifici criteri che identifichino un gruppo omogeneo di dipendenti.

In presenza di un piano di incentivazione si può includere tale benefit nel “conto” welfare, generalmente fruibile dai dipendenti tramite piattaforma web. È altresì possibile inserirli tra quelli selezionabili dal dipendente in conversione dei premi di produttività detassati. Infine, l’azienda potrebbe anche includere nel piano welfare il rimborso delle spese per il trasporto scolastico organizzato dalla scuola.

La detrazione Irpef del 19% spetta al dipendente che sostiene direttamente le spese per l’acquisto degli abbonamenti entro un importo complessivo non superiore a 250 euro su base annua indipendentemente dal numero di utilizzatori, pertanto con un risparmio massimo di imposta di 47,50 euro. La detrazione segue il principio di cassa e quindi spetta con riferimento all’anno in cui si è sostenuta la spesa, non avendo rilevanza il periodo di validità del titolo di viaggio.

In alcuni casi è necessario che il dipendente produca un’autocertificazione, in cui attesti di aver sostenuto la spesa e il nome del beneficiario. Tale dichiarazione può essere sottoscritta senza essere autenticata, a patto che sia accompagnata dalla fotocopia di un proprio documento di identità.


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