Wealth management, erogazioni liberali al Terzo settore

30 Marzo 2019 Categorie: accertamento,agevolazioni,altro,antiriciclaggio,appalto,artigiani e commercianti,bilancio,blockchain,cittadini,crisi d impresa,Decreto Fallimento,dogana,edilizia,enti locali,Fallimentare,finanziamenti,fisco,governance e codice etico,guida 4.0,Industria 4.0,lavoro,locazione,marchi e brevetti,operazioni straordinarie,previdenz,previdenza,privacy,professionisti,responsabilità,revisione,riscossione,sicurezza sui luoghi di lavoro,societá,subappalto,terzo settore,

Nel catalogo degli strumenti di pianificazione patrimoniale e wealth management entrano a pieno titolo anche le liberalità effettuate a favore degli enti del Terzo settore. Si tratta di misure che debuttano con le dichiarazioni dei redditi da presentare quest’anno e riferite all’anno d’imposta 2018.

Per le persone fisiche è prevista una detrazione Irpef pari al 30% degli oneri sostenuti per le erogazioni liberali a favore degli enti del Terzo settore non commerciali, per un ammontare complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 30mila euro (l’importo è elevato al 35% se la liberalità è a favore di organizzazioni di volontariato). Le erogazioni liberali possono essere effettuate in denaro o in natura. Nel caso di erogazioni in denaro la detrazione è consentita a patto che il versamento sia eseguito tramite banche o uffici postali o mediante altri sistemi di pagamento tracciabili (bancomat, carte di credito e prepagate, assegni bancari e circolari).


In alternativa, è possibile dedurre (in questo caso anche da parte degli enti e delle società) la liberalità dal reddito complessivo netto nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato. Se la deduzione è di ammontare superiore al reddito complessivo dichiarato (diminuito di tutte le deduzioni), è consentito dedurre l’eccedenza dal reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il quarto, fino a concorrenza del suo ammontare.


La scelta più vantaggiosa dipenderà da due fattori principali:

  • la tipologia del soggetto erogante (di fatto, chi gestisce il patrimonio con enti o società ha solo la chance della deduzione);
  • l’entità del reddito del soggetto erogante. In pratica, in presenza di aliquote Irpef elevate tende a convenire la deduzione (si vedano gli esempi). 

Le due misure non sono cumulabili con le agevolazioni fiscali previste da altre disposizioni (a titolo di detrazione o deduzione), per le stesse erogazioni.


Le norme del Codice del Terzo settore prevedono percentuali di detrazione (30-35%) più elevate rispetto, ad esempio, all’articolo 15, comma 1.1. del Tuir (che riconosce una detrazione del 26% per le erogazioni liberali in denaro effettuate tra l’altro a favore delle Onlus) e non contengono i limiti quantitativi di ammontare massimo deducibile, fissati invece dall’articolo 14, comma 1, del Dl 35/2005 (la cosiddetta legge «Più dai meno versi») che prevede una deduzione dal reddito complessivo nella misura massima di 70mila euro annui nel caso di liberalità a favore di alcune tipologie di enti, quali, ad esempio, fondazioni aventi per scopo statutario lo svolgimento di determinate attività.


Una misura specifica è riconosciuta dall’articolo 83 del Codice a favore dei soci delle società di mutuo soccorso che operano nei settori citati dall’articolo 1 della legge 3818/1886, che possono detrarre il 19% dei contributi associativi versati (per un ammontare non superiore a 1.300 euro), per assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, inabilità al lavoro o vecchiaia, o, in caso di decesso, un aiuto alle loro famiglie. Le agevolazioni dell’articolo 83 del Codice si applicano a patto che l’ente dichiari la propria natura non commerciale al momento dell’iscrizione nel Registro unico nazionale del terzo settore. Le nuove misure si applicheranno, oltre che agli enti del Terzo settore non commerciali, anche ad altri enti del Terzo settore, a patto che le liberalità ricevute siano utilizzate per lo svolgimento dell’attività statutaria ai fini dell’esclusivo perseguimento di finalità civiche solidaristiche e di utilità sociale.


È infine previsto che i trasferimenti a titolo gratuito effettuati a favore degli enti del Terzo settore non sono soggetti all’imposta di successione e donazione, né alle ipocatastali, se usati per svolgere l’attività statutaria ai fini dell’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. 

Sei interessato all’articolo? Scrivici e verrai contattato da un nostro Consultant

@ Beneggi e Associati | Commercialisti al servizio delle imprese | Meda | Milano