Polizze catastrofali obbligatorie: proroga per PMI e microimprese, grandi imprese sotto osservazione

Le imprese italiane avranno più tempo per adeguarsi all’obbligo di sottoscrivere una polizza assicurativa contro i rischi catastrofali. Il Consiglio dei Ministri ha approvato una proroga differenziata, accogliendo – almeno in parte – le richieste avanzate da associazioni di categoria e mondo imprenditoriale. Una decisione che evita uno scollamento normativo dannoso in un momento di fragilità economica e di incertezza per milioni di aziende.

La norma originaria, introdotta con il decreto Bollette e operativa dal 27 febbraio 2025, fissava al 31 marzo la scadenza per dotarsi di una copertura assicurativa obbligatoria. Una misura pensata per rafforzare la resilienza del tessuto economico italiano in un contesto climatico sempre più imprevedibile. Ma il termine così ravvicinato ha suscitato forti critiche: mancava un portale Ivass per comparare le offerte assicurative, non vi era chiarezza sui requisiti minimi delle polizze, e la tempistica non consentiva scelte consapevoli.

Con la proroga, i nuovi termini sono chiari. Le grandi imprese restano formalmente tenute a stipulare la polizza entro il 1° aprile 2025, ma per tre mesi – fino al 1° luglio – non scatteranno sanzioni. Un compromesso per consentire una valutazione più ampia delle offerte assicurative senza penalizzare chi non è ancora in regola. Per le medie imprese il termine è rinviato al 1° ottobre 2025. Per le piccole e microimprese, che rappresentano la fetta più ampia del tessuto produttivo italiano, l’obbligo scatta dal 1° gennaio 2026.

La differenziazione risponde alle preoccupazioni espresse da Confindustria, Confcommercio e Confesercenti. Le criticità segnalate erano oggettive: quattro milioni di imprese avrebbero dovuto adeguarsi in meno di 40 giorni, senza strumenti ufficiali per valutare la conformità delle polizze e con oneri economici non trascurabili. Il tutto in assenza di un’informazione diffusa e di linee guida operative chiare.

Un nodo importante è rappresentato dagli immobili in locazione. La norma impone l’obbligo assicurativo anche per i conduttori, quindi per chi affitta immobili a uso commerciale, turistico o produttivo. In Italia sono oltre 1,5 milioni i conduttori coinvolti. Questi dovranno confrontarsi con i proprietari per raccogliere le informazioni necessarie sulla struttura dell’immobile, eventuali polizze già in essere e adeguare i contratti in essere. Il rischio di contenzioso e tensioni contrattuali non è da sottovalutare, soprattutto in settori già colpiti dall’instabilità, come commercio e turismo.

Dal punto di vista delle conseguenze pratiche, la mancata sottoscrizione della polizza non comporta sanzioni pecuniarie immediate, ma determina una serie di penalizzazioni sostanziali. L’impresa priva di copertura:

  • perde l’accesso al credito bancario

  • non può partecipare a bandi pubblici

  • non riceve contributi pubblici in caso di evento catastrofale

  • espone l’amministratore a responsabilità civili per i danni subiti

In sostanza, non rispettare l’obbligo equivale a tagliarsi fuori dal sistema di supporto in caso di emergenza e a compromettere la continuità aziendale.

L’obbligo assicurativo rientra in una strategia più ampia di gestione dei rischi legati al cambiamento climatico e agli eventi estremi, ormai sempre più frequenti anche in Italia. Ma, come per ogni riforma di impatto sistemico, è essenziale accompagnare l’adempimento normativo con strumenti operativi, linee guida e un adeguato periodo di transizione. La proroga decisa va in questa direzione, ma il tempo concesso va utilizzato bene.

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