Manovra 2026: agevolazioni fiscali su incrementi retributivi e premi di risultato. Le condizioni per accedere all’imposta sostitutiva
La Legge di Bilancio 2026 introduce due interventi mirati nel trattamento fiscale delle retribuzioni corrisposte nel settore privato, con l’intento di sostenere l’adeguamento salariale e incentivare la produttività attraverso la leva della contrattazione collettiva. Si tratta dell’applicazione, a determinate condizioni, di un’imposta sostitutiva significativamente ridotta rispetto all’ordinario prelievo IRPEF:
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un’imposta al 5% per gli aumenti da rinnovo contrattuale;
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un’imposta all’1% per i premi di risultato e le somme corrisposte a titolo di partecipazione agli utili.
Entrambe le misure sono soggette a vincoli precisi e richiedono un’attenta valutazione preventiva per evitare errori applicativi e contestazioni in sede di verifica fiscale.
Aumenti da rinnovo contrattuale: imposta sostitutiva al 5%
Il comma 7 dell’articolo 1 della legge n. 199/2025 prevede, in via transitoria per l’anno 2026, l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 5% agli incrementi retributivi derivanti dall’attuazione di contratti collettivi sottoscritti nel triennio 2024–2026.
L’agevolazione riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti del settore privato che, nell’anno 2025, abbiano percepito un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro. Non rileva il livello della contrattazione (nazionale, territoriale o aziendale), purché si tratti di un rinnovo contrattuale con effetti economici riconosciuti nel 2026.
La misura è automatica, ma il lavoratore può rinunciare all’applicazione mediante comunicazione scritta. Restano in ogni caso dovuti i contributi previdenziali ordinari.
Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, dovrà verificare il rispetto del limite reddituale, sulla base delle informazioni disponibili e delle eventuali dichiarazioni rese dal dipendente.
Premi di risultato e partecipazione agli utili: imposta all’1%
Il comma 9 dello stesso articolo interviene sull’art. 1, comma 182, della legge n. 208/2015, riducendo per i periodi d’imposta 2026 e 2027 l’aliquota dell’imposta sostitutiva al 1% per i premi di risultato e le somme corrisposte per la partecipazione agli utili dell’impresa.
La misura è subordinata alla presenza di contratti collettivi aziendali o territoriali che prevedano incrementi misurabili di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione, come definiti dai criteri stabiliti con decreto del Ministero del lavoro.
L’importo massimo agevolabile è pari a 5.000 euro lordi annui per ciascun lavoratore. Superato tale limite, l’eccedenza è assoggettata a tassazione ordinaria. È inoltre esclusa la possibilità di conversione in welfare aziendale ai sensi dell’art. 51, comma 3, del TUIR.
I contratti devono essere depositati entro 30 giorni dalla sottoscrizione presso l’Ispettorato nazionale del lavoro, secondo le modalità già previste dal DM 25 marzo 2016.
Esempi applicativi
Esempio 1 – Aumento retributivo con imposta sostitutiva al 5%
Un dipendente del settore logistico ha percepito nel 2025 un reddito da lavoro dipendente pari a 31.500 euro. Nel 2026 entra in vigore il rinnovo del contratto collettivo di categoria, che prevede un incremento di 1.200 euro lordi annui.
Applicando l’imposta sostitutiva al 5%, l’azienda trattiene 60 euro di imposta, contro i circa 300 euro dovuti in regime ordinario. Il vantaggio fiscale netto per il lavoratore è di oltre 240 euro annui.
Esempio 2 – Premio di risultato con imposta all’1%
Un’impresa meccanica stipula un contratto integrativo aziendale che prevede l’erogazione di un premio di 4.800 euro nel 2026, condizionato al superamento di determinati indici di efficienza produttiva.
In regime ordinario, l’imposta IRPEF e le addizionali avrebbero inciso per oltre 1.400 euro. Con l’imposta sostitutiva all’1%, l’imposizione è di soli 48 euro. Il beneficio fiscale netto è superiore a 1.350 euro per il lavoratore.
Esempio 3 – Partecipazione agli utili aziendali
Un’azienda del settore servizi distribuisce parte dell’utile di esercizio 2026 ai propri dipendenti, nel limite di 5.000 euro pro capite, secondo quanto previsto dal contratto collettivo aziendale.
L’intera somma è assoggettata all’1% di imposta sostitutiva, generando un incremento netto significativo rispetto al trattamento ordinario. L’iniziativa si traduce in un efficace strumento di fidelizzazione e condivisione degli obiettivi aziendali.
Implicazioni operative per le imprese
Queste agevolazioni comportano vantaggi evidenti per i lavoratori, ma richiedono alle imprese un’attenta attività di pianificazione, sia contrattuale sia fiscale. È essenziale:
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predisporre contratti collettivi coerenti con i requisiti normativi;
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monitorare i limiti reddituali del personale, in particolare per l’agevolazione al 5%;
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garantire la tracciabilità degli incrementi e la verificabilità degli obiettivi di produttività;
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aggiornare tempestivamente il sistema payroll per una corretta applicazione dell’aliquota ridotta;
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rispettare i termini di deposito dei contratti e conservare adeguata documentazione probatoria.
Solo una gestione integrata e coordinata consente di trasformare queste misure da potenziale agevolazione a reale beneficio economico.