Il passaggio generazionale: le lezioni americane per le imprese familiari italiane

Il passaggio generazionale rappresenta una delle sfide più critiche e strategiche per le imprese familiari italiane. Non si tratta di una mera sostituzione anagrafica, ma di un processo complesso che incide sulla continuità aziendale, sulla trasmissione del patrimonio imprenditoriale e sull’equilibrio della governance. La riflessione condotta da alcune delle più prestigiose accademie americane offre spunti operativi utili, da adattare al contesto normativo e culturale europeo, con particolare attenzione alla realtà italiana.

Negli Stati Uniti, la successione viene trattata come un processo pluriennale, strutturato in fasi distinte, caratterizzate da pianificazione strategica, valutazioni periodiche e transizione graduale dei ruoli. Il presupposto è che il leader uscente non debba scomparire dalla scena, ma contribuire con continuità e competenza alla stabilità dell’impresa, assumendo incarichi non esecutivi o specialistici. La presenza del fondatore può rafforzare l’autorevolezza complessiva del sistema di governance, se correttamente inquadrata nei nuovi assetti decisionali.

Nei casi delle big tech americane, questa impostazione è stata ampiamente verificata: Tim Cook ha preso le redini di Apple nel 2011, dopo un lungo affiancamento con Steve Jobs che aveva creato una vera e propria “università interna” per trasferire visione e metodo imprenditoriale. Oggi, sotto la sua guida, Apple ha moltiplicato fatturato, utile operativo e forza lavoro mantenendo coerenza strategica. In modo analogo, Satya Nadella ha ereditato la leadership di Microsoft con un passaggio misurato, supportato da un consiglio di amministrazione solido e da un modello di governance evolutivo.

Anche Jensen Huang (Nvidia) e Sundar Pichai (Alphabet/Google) rappresentano casi di successione manageriale in cui il fondatore ha mantenuto un ruolo di indirizzo o presidio tecnico, assicurando così continuità strategica e coerenza valoriale. Larry Ellison, dopo aver lasciato il ruolo di CEO in Oracle, è rimasto come CTO, mentre Bill Gates, Larry Page e Sergey Brin hanno continuato a partecipare in forma non esecutiva alla visione aziendale.

Il contesto italiano, tuttavia, presenta peculiarità strutturali che impongono un adattamento rigoroso di queste dinamiche. Le imprese familiari italiane, spesso di dimensione medio-piccola, si caratterizzano per una forte identificazione tra proprietà e direzione. Il passaggio generazionale non può quindi essere gestito unicamente sul piano manageriale, ma richiede una visione sistemica che integri aspetti giuridici, fiscali, patrimoniali e relazionali.

In quest’ottica, il primo nodo critico riguarda il quando. Avviare la riflessione sulla successione in fase di stabilità aziendale consente di evitare approcci reattivi e di valorizzare un percorso graduale di empowerment dei soggetti coinvolti. Il secondo aspetto è il come: è necessario strutturare un programma di transizione che preveda formazione, affiancamento operativo, verifica delle competenze, ma anche definizione chiara di ruoli, responsabilità e tempi di subentro. La presenza di un consiglio di amministrazione attivo, con membri esterni autorevoli, rappresenta un elemento di rafforzamento delle dinamiche di equilibrio e trasparenza.

Il terzo elemento riguarda il cosa lasciare. La funzione imprenditoriale non si trasferisce integralmente con il ruolo, ma attraverso un processo di progressiva condivisione della visione strategica, dei valori aziendali e della cultura decisionale. Il leader uscente deve ridefinire il proprio ruolo in funzione del bene dell’impresa, contribuendo alla coesione e alla coerenza del sistema, anche attraverso strumenti di governance familiare quali patti di famiglia, protocolli di comportamento e statuti societari.

Infine, è determinante il dove restare. Un ruolo di presidio non operativo, come la presidenza non esecutiva o la partecipazione al comitato strategico, consente al predecessore di mantenere un presidio valoriale e una funzione di garanzia istituzionale, senza interferire nella gestione operativa.

 

 

Iniziare presto: la leva della preparazione proattiva

Uno dei primi principi emersi negli studi statunitensi è che la successione non si improvvisa e va iniziata con largo anticipo. Attendere una crisi o un’impellenza genera vuoti di leadership, conflitti interni e perdita di vantaggio competitivo.

Nel contesto familiare italiano, dove spesso la leadership si trasmette “per diritto di sangue” o sotto la pressione di un evento imprevedibile (malattia, uscita improvvisa del titolare), questo approccio tende a essere sottovalutato. Avviare la transizione quando l’azienda è in piena salute oltre a dare tempo per formare i successori, consente di costruire fiducia e robuste competenze nei ruoli chiave.

La transizione generazionale, per essere efficace, richiede quindi metodo, pianificazione e una visione di lungo periodo. Non si tratta di replicare modelli esterni, ma di adottare una governance consapevole e integrata, capace di garantire la continuità dell’impresa nel rispetto della sua identità e della sua vocazione imprenditoriale.

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Tiziano Beneggi

Gennaio 23, 2026

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