La legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025, art. 1, comma 13) ha confermato per l’anno in corso l’agevolazione fiscale sui dividendi percepiti dai lavoratori derivanti da azioni attribuite in sostituzione dei premi di risultato. Il trattamento di favore – introdotto dalla legge n. 76/2025 – prevede che, fino a 1.500 euro lordi annui, i dividendi concorrano alla formazione del reddito solo nella misura del 50%.
Si tratta di una misura che si inserisce nel più ampio quadro della partecipazione dei dipendenti ai risultati d’impresa, oggetto della cosiddetta legge Sbarra, che ha riordinato la materia prevedendo una gamma articolata di strumenti – dalla partecipazione finanziaria a quella organizzativa e gestionale – attivabili su base volontaria dalle imprese.
Piani di partecipazione finanziaria
Secondo l’articolo 6 della legge 76/2025, le aziende possono attivare piani di partecipazione economico-finanziaria a favore dei dipendenti, integrativi rispetto ai premi di risultato. Le forme previste includono:
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distribuzione agevolata degli utili;
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assegnazione di azioni in sostituzione del premio, con agevolazione sui dividendi.
In particolare, il regime fiscale agevolato prevede che:
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i dividendi su azioni assegnate al posto dei premi siano tassati al 50% del loro ammontare;
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il beneficio è limitato a 1.500 euro annui per ciascun lavoratore;
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la misura è stata prorogata per il 2026, con una dotazione di 21 milioni di euro.
Accanto a questo incentivo, nel 2025 la legge aveva previsto una detassazione al 10% sugli utili distribuiti ai dipendenti (fino a 5.000 euro), a condizione che almeno il 10% dell’utile fosse stato destinato ai lavoratori tramite contrattazione collettiva aziendale o territoriale.
Vantaggi e implicazioni per le imprese
Il vantaggio per le imprese è duplice:
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ridurre il cuneo fiscale sul premio di risultato, con un impatto diretto sul costo aziendale;
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rafforzare il legame tra dipendenti e performance aziendale, allineando gli obiettivi individuali e collettivi.
La flessibilità del meccanismo consente di disegnare piani su misura, adattabili a contesti organizzativi differenti. Tuttavia, per beneficiare dell’agevolazione è necessario che le azioni siano effettivamente assegnate al lavoratore in luogo del premio e che sia rispettata la soglia dei 1.500 euro di dividendi.
Partecipazione organizzativa e gestionale
Oltre alla leva economico-finanziaria, la legge 76/2025 prevede strumenti di partecipazione organizzativa, attuabili tramite commissioni paritetiche con funzioni consultive su temi quali:
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innovazione tecnologica;
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organizzazione del lavoro;
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benessere organizzativo;
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miglioramento dei processi produttivi.
La partecipazione gestionale – intesa come presenza di rappresentanti dei lavoratori negli organi societari – resta invece un’opzione destinata a imprese con assetti di governance più strutturati, che richiede una maturità organizzativa difficilmente raggiungibile in contesti ordinari.
Convergenza tra partecipazione e produttività
La filosofia di fondo è favorire una integrazione tra competitività e inclusione, in cui la partecipazione non rappresenti una delega di potere, ma una leva di coinvolgimento responsabile e incentivato. La presenza di incentivi fiscali mirati rende le soluzioni più appetibili, specie per imprese di media dimensione che intendano trattenere personale qualificato e migliorare il clima interno.