Bando Nuova Impresa 2026 Lombardia: contributo fino a 10.000 euro per nuove attività e partite IVA

Il Bando Nuova Impresa 2026 Lombardia sostiene l’avvio di nuove imprese, lavoratori autonomi con partita IVA individuale e professionisti ordinistici con domicilio fiscale in Lombardia.

La misura, approvata da Unioncamere Lombardia con Determinazione D.O. n. 42/2026 del 26 febbraio 2026, prevede un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 10.000 euro.

L’investimento minimo richiesto è di 3.000 euro. Le domande devono essere presentate in via telematica sulla piattaforma ReStart dalle ore 10.00 del 30 aprile 2026 ed entro le ore 12.00 del 29 gennaio 2027, salvo chiusura anticipata per esaurimento delle risorse.

La dotazione complessiva è pari a 8 milioni di euro.

Il punto operativo è semplice: non basta avere aperto una nuova attività. Occorre aver già sostenuto e pagato le spese, predisporre correttamente la rendicontazione e presentare una domanda completa, coerente e tracciabile.

Risposta breve

Il Bando Nuova Impresa 2026 Lombardia finanzia l’avvio di nuove attività con un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili, nel limite massimo di 10.000 euro.

Possono partecipare MPMI costituite e attive in Lombardia dal 1° giugno 2025 al 31 dicembre 2026, lavoratori autonomi con partita IVA individuale attiva nello stesso periodo e professionisti ordinistici con partita IVA individuale e domicilio fiscale in Lombardia.

La domanda va presentata tramite ReStart dopo l’apertura dell’attività e dopo aver sostenuto e pagato le spese. La procedura è a sportello, con valutazione di ammissibilità e ordine cronologico di presentazione.

A chi si rivolge il Bando Nuova Impresa 2026

La misura si rivolge a tre categorie principali.

La prima riguarda le micro, piccole e medie imprese che hanno aperto una nuova impresa con sede legale e operativa in Lombardia a decorrere dal 1° giugno 2025 e fino al 31 dicembre 2026. L’impresa deve risultare iscritta e attiva nel Registro delle imprese e la partita IVA deve essere attiva entro il termine massimo di dodici mesi precedenti l’iscrizione al Registro.

La seconda categoria comprende i lavoratori autonomi con partita IVA individuale attiva dal 1° giugno 2025 e fino al 31 dicembre 2026.

La terza riguarda i professionisti ordinistici con partita IVA individuale attiva, non iscritti al Registro delle imprese, che abbiano dichiarato l’inizio attività ai sensi dell’articolo 35 del Dpr 633/1972 e abbiano domicilio fiscale in Lombardia.

Per i professionisti ordinistici, il bando chiarisce che le spese devono essere funzionali all’avvio dell’attività dopo il periodo di praticantato e l’abilitazione professionale conseguente all’esame di Stato.

Chi resta escluso

Il bando prevede specifiche esclusioni.

Non sono ammesse le associazioni tra professionisti ordinistici o tra lavoratori autonomi. Sono inoltre esclusi i soggetti con codice Ateco primario o prevalente compreso in determinate sezioni non ammissibili, tra cui agricoltura, silvicoltura e pesca, attività finanziarie e assicurative, nonché specifiche attività legate a scommesse, lotterie e giochi d’azzardo.

In attuazione della normativa regionale sul contrasto al gioco d’azzardo, sono escluse anche le nuove imprese che detengono, a qualsiasi titolo, apparecchi per il gioco d’azzardo lecito.

Resta invece prevista un’apertura specifica per le nuove imprese iscritte all’Albo delle imprese agromeccaniche di Regione Lombardia, che sono ammissibili indipendentemente dal codice Ateco.

Prima di presentare domanda, quindi, non basta guardare alla data di apertura. Occorre verificare anche codice Ateco, forma giuridica, sede, posizione camerale, requisiti soggettivi e possibili cause di esclusione.

Quanto finanzia il bando

L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, calcolate al netto dell’IVA, salvo il caso in cui l’IVA rappresenti un costo effettivo e non recuperabile per il beneficiario.

Il contributo massimo concedibile è di 10.000 euro.

L’investimento minimo è di 3.000 euro. Questo importo rappresenta la soglia minima di spese ammissibili che devono essere effettivamente sostenute e pagate.

Il budget di spesa deve essere composto da spese in conto capitale e spese di parte corrente, con un vincolo importante: le spese in conto capitale devono essere almeno pari al 50% del totale. Se le spese correnti superano il 50% dell’investimento, la parte eccedente non viene considerata ammissibile.

È possibile presentare anche una domanda composta esclusivamente da spese in conto capitale.

Spese ammissibili: cosa può essere inserito

Le spese ammissibili devono essere direttamente collegate all’avvio della nuova attività e devono essere sostenute e pagate dopo la data di attribuzione della partita IVA.

Per le imprese, il periodo rilevante decorre comunque dal 1° giugno 2025 e deve rispettare il limite dei dodici mesi precedenti l’iscrizione al Registro delle imprese. Per lavoratori autonomi e professionisti, la regola va coordinata con la data di attribuzione della partita IVA e con i limiti previsti dal bando.

Tra le spese in conto capitale rientrano beni strumentali, macchinari, attrezzature e arredi nuovi, purché durevoli, non di consumo e strettamente funzionali all’attività svolta. Possono rientrare anche spese collegate a montaggio, trasporto, manodopera e realizzazione di strutture, ma solo se strettamente riferite ai beni rendicontati e nei limiti previsti dal bando.

Sono inoltre ammissibili software gestionale, applicazioni aziendali, licenze, servizi cloud e SaaS, brevetti e licenze d’uso sulla proprietà intellettuale, entro i limiti indicati. Sono ammissibili anche hardware nuovo, con esclusione di smartphone e cellulari, oltre a registrazione e sviluppo di marchi, brevetti e certificazioni di qualità.

Tra le spese correnti rientrano onorari notarili e costi di costituzione d’impresa, al netto di tasse, imposte, diritti e bolli. Sono ammesse anche consulenze relative all’avvio d’impresa in ambiti come marketing, comunicazione, logistica, produzione, personale, organizzazione, sistemi informativi, gestione d’impresa, contrattualistica, contabilità e fiscalità, nei limiti previsti.

Possono inoltre essere considerate le spese per canoni di locazione della sede legale e operativa, sviluppo del piano di comunicazione, progettazione del logo, sito internet, registrazione del dominio, campagne di lancio e strumenti promozionali.

Il bando riconosce anche spese generali in misura forfettaria pari al 7% dei costi ammissibili indicati.

Spese non ammissibili: dove cadono gli errori più frequenti

Il bando è molto selettivo sulle spese escluse.

Non sono ammesse spese di ristrutturazione, tinteggiatura, piastrellatura, manutenzione ordinaria, lavori in economia, materiali generici, beni usati, beni a noleggio, autoveicoli e veicoli in generale.

Sono escluse anche spese non strettamente riconducibili all’attività d’impresa, beni destinati alla rivendita o al noleggio a terzi, minuterie, gazebi, pergole, chioschi, strutture esterne e similari.

Il bando esclude inoltre molte spese relative a impianti e finiture, come condizionamento, fotovoltaico, raffrescamento, impianto elettrico, serramenti, vetrine, porte blindate, pavimenti, sanitari, tende da sole, porte interne, oggetti d’arte, antiquariato e complementi d’arredo. Gli impianti di sicurezza sono ammessi solo se strettamente attinenti all’attività esercitata.

Un punto delicato riguarda i rapporti con soggetti collegati. Non sono ammissibili beni o servizi acquistati da imprese in rapporto di controllo o collegamento con il richiedente ai sensi dell’articolo 2359 del Codice civile, né da amministratori, soci o loro prossimi congiunti, né da società nella cui compagine siano presenti amministratori o soci dell’impresa richiedente.

Prima di pagare una fattura, conviene quindi verificare non solo il bene o servizio acquistato, ma anche il fornitore.

Fatture, pagamenti e documenti: la domanda è già rendicontazione

Il Bando Nuova Impresa 2026 è una misura a rendicontazione.

Questo significa che la domanda viene presentata dopo l’apertura dell’attività, dopo l’investimento e dopo il pagamento delle spese.

Le fatture devono essere già emesse, pagate e documentate al momento della domanda. La rendicontazione non è una fase successiva: è parte della domanda stessa.

Il bando consente di inserire al massimo 10 fatture. Le singole fatture devono avere importo minimo di 250 euro oltre IVA. Se una fattura contiene anche spese non ammissibili, l’importo minimo deve essere raggiunto con la sola parte ammissibile.

Le spese devono essere pagate tramite strumenti tracciabili. Non sono ammessi pagamenti in contanti né compensazioni. I pagamenti devono risultare da contabili bancarie o postali in stato eseguito, oppure da estratti conto. Il pagamento deve riportare in modo chiaro gli estremi della fattura a cui si riferisce.

Per pagamenti con carta di debito, credito o prepagata, la spesa deve essere riconducibile al conto dell’impresa, del lavoratore autonomo o del professionista e deve essere documentata con lista movimenti timbrata e firmata dalla banca.

Questo è uno dei punti più importanti: una spesa sostanzialmente corretta può diventare non ammissibile se il pagamento non è tracciato o non è correttamente riconciliabile alla fattura.

CUP, fatture elettroniche e dichiarazione sostitutiva

Poiché il bando opera a rendicontazione, il CUP viene assegnato in fase di concessione, quando le fatture sono già state emesse e pagate.

Per questo il bando prevede una dichiarazione sostitutiva con cui il beneficiario attesta la correlazione tra le fatture e la misura Nuova Impresa 2026.

Il bando richiama inoltre il servizio web dell’Agenzia delle Entrate per integrare l’informazione del CUP non riportata nella fattura originaria o riportata in modo errato, secondo quanto previsto dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate Prot. n. 563301/2025.

Ai fini dei controlli successivi, il beneficiario deve conservare la documentazione generata dal servizio dell’Agenzia, compreso il documento riepilogativo delle operazioni di integrazione, modifica o cancellazione dei codici CUP associati alle fatture.

È un passaggio che può sembrare formale, ma non lo è. Nei bandi pubblici la tracciabilità tra spesa, fattura, pagamento, CUP e contributo è spesso decisiva in caso di controllo.

Come e quando presentare la domanda

La domanda deve essere presentata esclusivamente online sulla piattaforma ReStart di Infocamere.

L’accesso avviene con SPID, CNS o CIE e la domanda deve essere firmata digitalmente dal titolare o dal legale rappresentante. Se la domanda è presentata da un delegato, è necessaria la procura speciale.

La finestra di presentazione va dalle ore 10.00 del 30 aprile 2026 alle ore 12.00 del 29 gennaio 2027, salvo chiusura anticipata per esaurimento della dotazione.

La procedura è a sportello e a rendicontazione. Le domande vengono valutate in ordine cronologico di invio telematico, ma solo se superano le verifiche formali e tecniche.

È previsto un punteggio da 0 a 100. La valutazione considera la coerenza con le finalità della misura e gli interventi in ottica di innovazione, transizione verde e transizione digitale. L’accesso al contributo richiede almeno 40 punti. Il punteggio serve alla verifica di ammissibilità, non costituisce titolo di preferenza in graduatoria.

Procedura a sportello: perché il tempo conta

Il bando prevede un contatore della dotazione finanziaria.

Unioncamere Lombardia può chiudere lo sportello prima del 29 gennaio 2027 se le richieste raggiungono la dotazione finanziaria maggiorata del 20%.

Le domande trasmesse oltre la disponibilità non danno automaticamente diritto all’istruttoria. Possono essere protocollate e accedere alla valutazione solo se si liberano risorse, ad esempio per rinunce o per esiti istruttori negativi di altre domande.

Al 13 ottobre 2026 risultano già pubblicati più elenchi di imprese e professionisti ammessi o non ammessi, tra cui il terzo elenco approvato con Determinazione del Direttore Operativo n. 249/2026 del 24 settembre 2026.

Questo conferma che lo sportello è operativo e che il fattore tempo è rilevante. Chi intende presentare domanda non dovrebbe aspettare la scadenza finale, soprattutto se deve ancora completare pagamenti, documentazione, firma digitale o fascicolo documentale.

Regime de minimis e cumulo con altri aiuti

Il contributo è concesso nel rispetto del Regolamento UE 2831/2023 sugli aiuti de minimis.

Il beneficiario deve verificare il proprio plafond de minimis e il perimetro dell’impresa unica, tenendo conto delle relazioni societarie rilevanti.

Se la concessione del nuovo aiuto comporta il superamento dei massimali, il contributo può essere concesso solo per la quota residua disponibile.

Il bando prevede la cumulabilità con altre agevolazioni e misure generali, nei limiti dei rispettivi regimi di aiuto e a condizione che la somma dei contributi non superi il 100% del valore dell’investimento.

Questo punto va letto con attenzione. Prima di indicare una spesa già oggetto di altro contributo, occorre verificare il regime dell’altro aiuto, la cumulabilità, l’intensità massima e l’eventuale rischio di doppio finanziamento.

DURC, diritto camerale e polizze catastrofali

Per ottenere l’erogazione del contributo, le imprese devono essere in regola con diversi requisiti.

Tra questi rientrano la regolarità contributiva, verificata tramite DURC, il pagamento del diritto camerale e, per le MPMI, il rispetto degli obblighi relativi alle polizze catastrofali previsti dall’articolo 1, comma 101, della legge 213/2023, secondo la disciplina applicabile.

Il bando precisa che alcuni requisiti devono essere presenti già al momento della domanda e mantenuti fino all’erogazione, mentre altri vengono verificati al momento della concessione ed erogazione.

Per evitare blocchi, è prudente controllare prima DURC, posizione camerale, diritto annuale, sede, attività, partita IVA e obblighi assicurativi.

Un’irregolarità emersa in fase di erogazione può rallentare il pagamento o incidere sull’effettiva concessione del beneficio.

Erogazione, ritenuta e obblighi successivi

Il contributo viene erogato in un’unica rata dalla Camera di commercio territorialmente competente dopo l’approvazione della Determinazione di concessione.

Il contributo è soggetto alla ritenuta d’acconto del 4% prevista dall’articolo 28 del Dpr 600/1973.

I beneficiari devono rispettare obblighi successivi importanti. Per le imprese, la sede legale e operativa attiva in Lombardia deve essere mantenuta per almeno tre anni dalla data di erogazione. Per lavoratori autonomi e professionisti ordinistici deve essere mantenuto il domicilio fiscale in Lombardia per lo stesso periodo.

I beni oggetto di contributo non devono essere ceduti, alienati o distratti per almeno tre anni dalla data del provvedimento di erogazione e devono essere conservati presso la sede dell’impresa.

La documentazione contabile, tecnica e amministrativa deve essere conservata per almeno tre anni dalla data di erogazione.

Controlli e revoca del contributo

Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia possono effettuare controlli e sopralluoghi, anche tramite le Camere di commercio.

Il bando prevede controlli su base campionaria non inferiore al 10% delle domande finanziate.

Se emergono dichiarazioni inesatte, mendaci o reticenti, se non vengono rispettati gli obblighi del bando o se l’impresa non mantiene la sede richiesta, il contributo può essere revocato.

In caso di revoca totale, il beneficiario deve restituire l’importo ricevuto entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento, maggiorato degli interessi semplici calcolati al tasso legale.

È ammessa anche la revoca parziale quando occorre rideterminare il contributo per spese risultate non ammissibili, fermo restando il raggiungimento dell’investimento minimo.

Anche qui il messaggio operativo è netto: la domanda va costruita pensando già ai controlli successivi.

In sintesi

Il Bando Nuova Impresa 2026 Lombardia è una misura interessante per chi ha avviato o intende avviare una nuova attività in Lombardia.

Il contributo è a fondo perduto, copre il 50% delle spese ammissibili e può arrivare a 10.000 euro.

La misura riguarda nuove MPMI, lavoratori autonomi con partita IVA individuale e professionisti ordinistici, con condizioni diverse a seconda della categoria.

La domanda è a rendicontazione: prima si apre l’attività, si sostengono e pagano le spese, poi si presenta la richiesta su ReStart.

I punti da presidiare sono soprattutto data di apertura, sede o domicilio fiscale, ammissibilità delle spese, tracciabilità dei pagamenti, limite delle 10 fatture, importo minimo delle singole fatture, de minimis, DURC, diritto camerale, eventuale obbligo di polizza catastrofale e mantenimento dei requisiti per tre anni.

Prima di presentare la domanda, conviene verificare spese, requisiti e tempi

Prima di caricare la domanda su ReStart, sentiamoci.

È il momento giusto per verificare se l’attività rientra nel Bando Nuova Impresa 2026 Lombardia, se le spese sono ammissibili, se i pagamenti sono correttamente tracciati, se il plafond de minimis è disponibile e se la documentazione è pronta per superare istruttoria e controlli.

Dopo l’invio, eventuali errori su fatture, pagamenti, fornitori collegati o requisiti soggettivi diventano più difficili da correggere e possono trasformarsi in non ammissione o revoca del contributo.

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Tiziano Beneggi

Ottobre 13, 2026

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