Con l’articolo 1, commi 91–96 della legge 30 dicembre 2025, n. 199, la Manovra 2026 introduce un fondo straordinario da 400 milioni di euro per garantire strumenti di tutela occupazionale e sostegno al reddito in situazioni non coperte dagli ammortizzatori ordinari.
La misura risponde alla necessità di intervenire in modo selettivo, rapido e flessibile in contesti di crisi economica, produttiva e settoriale, con particolare attenzione:
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ai comparti ad alta discontinuità come pesca e call center;
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alle grandi imprese in crisi industriale complessa o con impatto occupazionale significativo;
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alle filiali italiane di multinazionali soggette a chiusure o delocalizzazioni;
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ai territori colpiti da crisi produttive sistemiche o con perdita di oltre il 15% dell’occupazione in 12 mesi.
Struttura del fondo e criteri di accesso
Il fondo è assegnato al Ministero del Lavoro, che ne definisce modalità e priorità operative attraverso decreto, in accordo con le Regioni e sentito l’INPS. Le risorse sono utilizzabili per:
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proroghe della CIGS fino a 12 mesi in deroga ai limiti ordinari, per crisi, riorganizzazione o cessazione di attività;
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indennità specifiche per lavoratori non coperti da trattamenti ordinari, come i collaboratori nei call center o i marittimi del comparto pesca;
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sostegni al reddito per imprese con meno di 15 dipendenti operanti in settori strategici o territori ad alta fragilità occupazionale;
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copertura figurativa dei contributi previdenziali nei percorsi di accompagnamento alla pensione;
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co-finanziamento di programmi regionali di ricollocazione e riqualificazione professionale, anche tramite voucher formativi.
La misura è concepita come strumento anticiclico temporaneo, non strutturale, con disponibilità delle risorse limitata all’anno 2026, salvo rifinanziamento.
Esempi
Esempio 1 – Crisi industriale complessa nel settore automotive
Un’azienda con 1.200 dipendenti, fornitore di primo livello per la produzione di componenti automobilistici, annuncia la chiusura dello stabilimento piemontese.
→ Attraverso il fondo straordinario, il Ministero concede 12 mesi aggiuntivi di CIGS in deroga, per gestire un piano di ristrutturazione e reimpiego interno, evitando oltre 800 licenziamenti.
Esempio 2 – Cooperativa di pesca in area costiera
Una cooperativa con 22 addetti subisce l’interruzione prolungata dell’attività per blocco ambientale e normative europee sulle quote di cattura.
→ I lavoratori ricevono una prestazione integrativa temporanea di sostegno al reddito, pur in assenza di copertura da ammortizzatori ordinari.
Esempio 3 – Call center con collaboratori a progetto
Un operatore nazionale perde un appalto ministeriale e chiude una sede con 350 collaboratori autonomi.
→ Grazie al fondo, vengono attivati percorsi di formazione e voucher per la ricollocazione in altri settori, insieme a indennità temporanee legate alla cessazione del contratto.
Esempio 4 – PMI logistica in area colpita da crisi territoriale
In un distretto industriale dove oltre il 15% della forza lavoro è stata licenziata in 12 mesi, una PMI con 13 dipendenti sospende l’attività.
→ L’impresa, se rientrante nella mappatura del Ministero, può accedere al fondo e richiedere CIGS in deroga per i propri lavoratori, pur non raggiungendo il minimo dimensionale.