L’assegnazione agevolata dei beni ai soci torna nel 2025 con lo stesso impianto normativo già sperimentato con successo negli anni precedenti. Una misura che consente alle società di trasferire ai soci immobili o beni mobili registrati con un trattamento fiscale ridotto, diventando un’opzione particolarmente interessante per le società che intendono semplificare il proprio assetto patrimoniale o avviare processi di dismissione.
In uno scenario economico ancora incerto, questo strumento si conferma utile per ridurre il peso fiscale delle operazioni straordinarie, sfruttando un regime di favore che prevede imposte sostitutive inferiori rispetto alla tassazione ordinaria, sia per la società che per il socio.
Per capire quando conviene attivare questa procedura è necessario partire dalla valutazione preliminare delle condizioni operative. Il primo passo è determinare il valore normale del bene da assegnare, tipicamente identificato con il valore di mercato, e confrontarlo con il valore contabile netto iscritto a bilancio. È importante verificare che non si tratti di un bene strumentale per destinazione, il che escluderebbe l’accesso al regime agevolato.
Il cuore dell’agevolazione fiscale è rappresentato dall’imposta sostitutiva, che viene applicata sulla plusvalenza latente derivante dalla differenza tra valore di mercato e valore fiscale. Per le società che rispettano i requisiti, questa imposta è fissata all’8%, ma può salire al 10,5% se la società è considerata non operativa (di comodo) in almeno due dei tre esercizi precedenti.
Le principali variabili da considerare per valutare la convenienza dell’operazione includono:
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Il valore di mercato (VM) del bene
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Il valore fiscale (VF)
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Il valore catastale (VC)
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Il valore di assegnazione (VA), che non può essere inferiore al VC
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La quota di riserve di capitale utilizzate
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Il valore della partecipazione del socio prima dell’operazione (VP)
L’assegnazione può avvenire tramite tre modalità distinte: riduzione del capitale, compravendita, oppure trasformazione in società semplice, quest’ultima riservata alle società con attività immobiliare prevalente. La scelta della modalità ha riflessi diretti sulla struttura del bilancio e sul carico fiscale dell’operazione.
Un aspetto chiave è la gestione della tassazione in capo al socio. L’equazione da cui partire è semplice: il valore per il socio (VS) è pari al valore fiscale, quando esiste un’imponibile positivo, oppure pari al valore di assegnazione se l’imponibile è pari a zero. In ogni caso, il valore riconosciuto al socio sarà il minore tra valore assegnato e valore fiscale.
La tassazione in capo al socio non è automatica. Essa dipende dall’utilizzo di utili o riserve per abbattere il patrimonio netto. Se si utilizzano solo riserve di capitale, non vi sarà tassazione, ma se vengono utilizzati utili distribuibili, la parte assegnata sarà trattata come dividendo. Anche nel caso di utilizzo esclusivo di riserve, se il valore della partecipazione si riduce al di sotto di zero, l’eccedenza sarà considerata dividendo e tassata.
Vediamo un esempio. Un immobile assegnato al valore catastale di 100.000 euro ha un valore fiscale di 150.000 euro. Il socio ha una partecipazione iniziale di 200.000 euro e si utilizzano solo riserve di capitale. Il valore della partecipazione post-assegnazione scende a 100.000 euro, senza che si generi alcuna tassazione, né in capo alla società né al socio. Il costo fiscale diretto dell’operazione è pari a zero.
Le imposte indirette beneficiano anch’esse di un regime agevolato. L’imposta di registro è dovuta in misura fissa o ridotta, mentre imposte ipotecarie e catastali seguono lo stesso trattamento. Attenzione però alla rettifica della detrazione IVA. Se il bene è stato oggetto di detrazione, la cessione può comportare la necessità di rettificare la quota detratta, in funzione dei decimi mancanti, secondo l’articolo 19-bis2 del DPR 633/1972.
L’approccio corretto prevede una valutazione integrata. Bisogna considerare gli effetti della tassazione diretta, quella indiretta, la posizione del socio, il profilo IVA e gli impatti patrimoniali. Solo una visione complessiva consente di individuare la soluzione più conveniente e compatibile con gli obiettivi aziendali.