Credito d’imposta per le imprese energivore: guida strategica per investimenti 2025–2026

Nel contesto di crescente volatilità dei prezzi energetici e della spinta verso la transizione ecologica, il legislatore italiano ha introdotto un credito d’imposta dedicato alle imprese energivore con l’obiettivo di sostenere gli investimenti in beni strumentali che aumentino competitività, efficienza energetica e capacità produttiva. Questa agevolazione, di imminente attivazione, deve essere letta non solo come un’opportunità di risparmio fiscale, ma come leve strategiche per la trasformazione produttiva.

Il credito d’imposta è destinato alle imprese che, per l’anno 2025, rientrano negli elenchi delle imprese a forte consumo di energia elettrica o di gas naturale istituiti presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA). La portata dell’intervento si estende a un ampio spettro di codici Ateco, inclusi settori manifatturieri, servizi, costruzioni, logistica e ICT, sottolineando la dimensione trasversale delle esigenze energetiche delle imprese italiane.

L’investimento ammissibile riguarda beni materiali e immateriali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa (allegati A e B della legge 11 dicembre 2016, n. 232), acquistati tra 1° gennaio e 31 dicembre 2025. Il credito si utilizza in compensazione e la dotazione complessiva è pari a 10 milioni di euro per l’anno 2026.

Misura dell’agevolazione

Il credito d’imposta è articolato su due scaglioni di investimento:

  • 35% del costo per la quota fino a 10 milioni di euro;

  • 5% per la parte di costi ammissibili oltre i 10 milioni e fino a un massimo di 50 milioni di euro annui per impresa.

Queste aliquote possono essere incrementate al 40%/10% o al 45%/15% qualora l’investimento determini riduzioni significative dei consumi energetici (oltre il 6% o il 10% sulla struttura produttiva; oltre il 10% o 15% sui processi interessati) tramite tecnologie più efficienti.

Per gli investimenti realizzati tramite locazione finanziaria, si considera il costo sostenuto dal locatore. Nel caso di beni immateriali (ad esempio soluzioni cloud), si considerano anche i costi dei servizi imputabili per competenza.

Cumulabilità e vincoli

Il beneficio non è cumulabile con altre agevolazioni che riguardino gli stessi costi ammissibili. L’implementazione del credito e la determinazione delle modalità attuative saranno definiti tramite decreto MIMIT di concerto con il MEF, nel rispetto dei vincoli di spesa e delle norme generali sugli incentivi (art. 38 DL 19/2024 e DM MIMIT 24 luglio 2024).

Perché è un’opportunità strategica

Il credito d’imposta per le energie intensive non è un semplice strumento di riduzione fiscale: se letto in chiave strategica, permette di:

  • Ridurre i costi energetici strutturali attraverso modernizzazione tecnologica e processi più efficienti.

  • Creare un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti meno efficienti, sfruttando economie di scala e tecnologie di ultima generazione.

  • Accelerare progetti di digitalizzazione e automazione, inclusi hardware e software che migliorano il controllo dei consumi.

Esempi pratici

Esempio 1 – Industria manifatturiera
Un’impresa metalmeccanica energivora investe 8 milioni di euro in nuovi forni e sistemi di recupero di calore. Con un risparmio energetico del 12% sulle linee produttive, ottiene un credito d’imposta del 40% su 8 milioni (pari a 3,2 milioni di euro) da utilizzare in compensazione nei cinque anni successivi.

Esempio 2 – Azienda logistica
Una società di logistica acquista software avanzati di gestione dei flussi e sistemi telematici per ottimizzare l’uso dei magazzini e ridurre i consumi energetici del 7%. Su un costo di 1,2 milioni, beneficia di un credito al 40% (480.000 euro).

Iter procedurale per l’impresa

  1. Verifica di rientrare negli elenchi CSEA 2025 per consumo di energia elettrica o gas naturale.

  2. Pianificazione e contabilizzazione degli investimenti 2025.

  3. Monitoraggio delle riduzioni energetiche conseguite.

  4. Attesa della pubblicazione del decreto attuativo MIMIT–MEF con modalità di accesso e fruizione.

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Tiziano Beneggi

Gennaio 2, 2026

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