La legge di Bilancio 2026 (n. 199/2025) estende a 14 anni l’età massima del figlio per l’accesso a una serie di diritti legati alla genitorialità. La modifica impatta direttamente sul d.lgs. 151/2001, ridisegnando il perimetro dei congedi parentali, delle indennità economiche e dei permessi per malattia. Un’estensione che rafforza le misure di conciliazione vita-lavoro, con effetti operativi immediati per datori di lavoro, professionisti e amministrazioni pubbliche.
Tre sono gli ambiti principali interessati dall’intervento normativo. Il primo riguarda il congedo parentale: ciascun genitore può ora fruirne fino al compimento del quattordicesimo anno di età del figlio. Il secondo ambito tocca il prolungamento del congedo per i genitori di minori con disabilità grave, esteso anch’esso fino ai 14 anni. Terzo, l’ampliamento dei permessi per malattia del figlio, ora riconosciuti fino all’età di 14 anni, entro un limite annuale di dieci giorni per ciascun genitore.
Per accedere ai congedi parentali restano validi i limiti quantitativi: massimo dieci mesi complessivi tra entrambi i genitori, con eventuale estensione a undici se il padre fruisce di almeno tre mesi. Le prime tre mensilità sono indennizzate all’80% della retribuzione; per i periodi successivi, l’indennità scende al 30%, subordinata al limite reddituale. L’indennizzo è erogato dall’INPS anche nel caso in cui un solo genitore abbia diritto alla fruizione. I congedi possono essere utilizzati in contemporanea.
Nel caso di minori con disabilità in situazione di gravità, il diritto al prolungamento del congedo parentale può essere esercitato, alternativamente da uno dei genitori, fino al quattordicesimo anno di età. Il congedo, per un massimo di tre anni, è fruibile anche in forma frazionata, purché il minore non sia ricoverato a tempo pieno in istituto, salvo diversa indicazione dei sanitari.
Per le malattie del figlio, viene confermato il diritto illimitato per ciascun genitore fino ai tre anni del bambino. Tra i tre e i 14 anni, è riconosciuto un diritto individuale fino a dieci giorni lavorativi annui per ciascun figlio. Una misura che impone adeguamenti organizzativi, in particolare nei contesti aziendali medio-piccoli.
La legge interviene anche sul piano della rilevazione amministrativa. Le pubbliche amministrazioni dovranno includere nelle denunce mensili dei lavoratori le informazioni relative ai congedi e ai permessi, con riferimento puntuale al dipendente interessato. Si tratta di un obbligo formale con impatto sulla gestione dei flussi informativi interni.
Un’ulteriore novità riguarda i contratti a termine in sostituzione di lavoratrici in maternità. La legge consente di prorogare tali contratti per un periodo di affiancamento successivo al rientro, comunque entro il primo anno di vita del bambino. Una misura che favorisce il passaggio di consegne e la continuità operativa.
L’impatto della riforma non è marginale. Le imprese dovranno aggiornare le policy HR, valutare le ricadute sulla pianificazione dei turni e della forza lavoro e integrare nei sistemi gestionali i nuovi limiti temporali. Per le amministrazioni pubbliche, il nuovo obbligo di rendicontazione mensile comporta un ulteriore adempimento operativo. Al tempo stesso, l’estensione delle tutele rappresenta un’opportunità per rafforzare la compliance organizzativa e il posizionamento sociale dell’impresa.