ripresa fatturati imprese 2026Le previsioni sul sistema produttivo italiano per il 2026 delineano uno scenario di moderata ripresa dei fatturati, dopo un biennio caratterizzato da rallentamento della domanda, inflazione dei costi e condizioni finanziarie più restrittive.
Secondo il Cerved Industry Forecast, nel 2026 i ricavi reali delle imprese italiane sono attesi in crescita di circa lo 0,9%, con un rafforzamento più consistente previsto nel 2027, in presenza di uno scenario macroeconomico stabile.
Il dato rappresenta un’inversione di tendenza rispetto alla fase di debolezza osservata nel 2024-2025, ma non equivale a un ritorno alla normalità pre-pandemica, né garantisce automaticamente un miglioramento della solidità economica delle imprese.
Ricavi in aumento, valore ancora sotto pressione
L’analisi settoriale evidenzia una ripresa disomogenea, con performance migliori nei comparti dei servizi avanzati e della manifattura più orientata all’export, mentre restano sotto pressione settori tradizionali come moda, metalli e costruzioni.
Secondo Cerved, inoltre, la crescita dei ricavi avviene in un contesto in cui i margini operativi restano compressi, a causa dell’aumento strutturale dei costi energetici, del lavoro e degli oneri finanziari.
Negli ultimi anni il legame tra crescita dei volumi e redditività si è indebolito. In molte realtà, l’aumento del fatturato non si traduce in un miglioramento proporzionale dell’EBITDA, né in una maggiore capacità di autofinanziamento. È su questo scarto che si gioca una parte rilevante della competitività nel 2026.
Liquidità e capitale circolante: il nodo centrale del 2026
Accanto ai margini, il tema della liquidità assume un ruolo centrale. L’aumento dei ricavi comporta, in assenza di adeguati correttivi, un incremento del fabbisogno di capitale circolante, legato a magazzino, crediti commerciali e anticipazioni fiscali.
Le analisi di sistema mostrano come i tempi medi di incasso restino elevati in diversi comparti, mentre l’accesso al credito bancario continua a essere selettivo, anche a causa dell’attenzione crescente ai profili di rating e sostenibilità finanziaria. In questo contesto, la crescita può trasformarsi in un fattore di stress finanziario, soprattutto per le imprese meno strutturate.
Il quadro normativo rafforza la necessità di pianificazione
Il contesto delineato dalla Legge di Bilancio 2026 accentua ulteriormente l’esigenza di pianificazione. Molte delle misure fiscali e agevolative introdotte richiedono scelte attive, verifiche preventive e coordinamento con altre discipline: dalla gestione delle compensazioni ai nuovi meccanismi di ritenuta, fino all’accesso selettivo agli incentivi sugli investimenti.
In questo scenario, la crescita non è un automatismo, ma una variabile da governare. Il rischio, per le imprese che si limitano a inseguire l’aumento dei volumi, è quello di trovarsi esposte a squilibri finanziari o a rigidità operative difficilmente recuperabili nel corso dell’esercizio.
Crescere non basta: conta la qualità della crescita
Il segnale positivo che emerge dalle previsioni sui fatturati non va sottovalutato. Tuttavia, il 2026 si presenta come un anno in cui la qualità della crescita conta più della sua velocità. Margini, liquidità, struttura dei costi e assetti organizzativi diventano le vere leve per trasformare l’aumento dei ricavi in valore stabile.
Per molte imprese, la sfida non sarà tanto crescere, quanto rendere sostenibile la crescita, in un contesto economico e normativo che premia sempre meno le espansioni non governate.