L’obiettivo di questo articolo è fornire un quadro operativo completo, basato su simulazioni numeriche e scenari reali, per comprendere quando il regime risulti effettivamente conveniente e quali siano le principali criticità applicative che professionisti e contribuenti devono valutare in sede di pianificazione.
Evoluzione normativa e ratio economico‑fiscale
Il regime nasce nel 2017 con lo scopo di attrarre individui dotati di beni e capitali rilevanti da investire in Italia. Le indicazioni ufficiali della circolare 17/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate confermano la finalità di incentivare soggetti ad alta capacità contributiva. Per quasi un decennio, fino al 2024, la disciplina ha mantenuto caratteristiche stabili e competitive rispetto ad altri ordinamenti europei, favorendo un afflusso costante di HNWI, anche grazie all’abolizione di misure analoghe in Paesi come il Regno Unito.
Il quadro cambia nel 2024, quando il Decreto Omnibus (D.L. 113/2024, conv. L. 143/2024) raddoppia l’imposta sostitutiva. Nel 2026 la Legge di Bilancio alza ulteriormente la soglia a 300.000 euro per i nuovi aderenti, senza intaccare però i requisiti soggettivi né la durata quindicennale del regime. La scelta legislativa risponde a esigenze di gettito e all’obiettivo politico di limitarne l’accesso ai soggetti dotati di reale capacità economica, mantenendone però la struttura originaria.
Il principio di affidamento è stato salvaguardato: chi aveva già optato per il regime resta soggetto alla precedente imposta sostitutiva.
Struttura del regime nel 2026
Il funzionamento della flat tax per i neo‑residenti è rimasto sostanzialmente invariato. L’opzione permette di sostituire tutte le imposte sui redditi esteri con un’imposta fissa annua non progressiva. Restano invece tassati ordinariamente i redditi di fonte italiana e le plusvalenze qualificate realizzate nei primi cinque anni di applicazione, aspetto che continua a rappresentare una criticità per gli investitori con partecipazioni significative.
Permane anche l’esonero dagli obblighi dichiarativi per i redditi esteri insieme all’esenzione dall’IVIE e dall’IVAFE, elementi che continuano ad aumentare l’attrattività del regime nonostante l’aumento dell’imposta sostitutiva.
Simulazioni numeriche di convenienza
Per valutare concretamente la convenienza del regime è necessario confrontare:
l’imposta sostitutiva fissa dovuta nel regime dell’articolo 24‑bis e l’imposizione progressiva IRPEF che si applicherebbe sui redditi esteri in caso di tassazione ordinaria.
Di seguito alcuni scenari rappresentativi basati sulle aliquote IRPEF 2024‑2026 e sulle regole di tassazione internazionale.
Scenario 1: contribuente con redditi esteri pari a 600.000 euro
Tassazione ordinaria: l’aliquota marginale del 43% si applicherebbe a quasi tutto il reddito, con un’imposta netta superiore a 230.000 euro.
Tassazione con flat tax 2026: 300.000 euro.
Valutazione: il regime non è conveniente, poiché l’imposta sostitutiva è superiore al carico ordinario.
Scenario 2: contribuente con redditi esteri pari a 1.200.000 euro
Tassazione ordinaria: il carico stimato supera i 450.000 euro.
Flat tax: 300.000 euro.
Valutazione: risparmio potenziale di circa 150.000 euro, al netto delle imposte estere.
Scenario 3: contribuente con redditi finanziari esteri variabili
Per patrimoni finanziari il cui rendimento medio annuo oscilla tra il 3% e il 5%, la convenienza dipende dalla dimensione del portafoglio. Un patrimonio di 15 milioni di euro con rendimento del 4% genera un reddito imponibile di circa 600.000 euro, sul quale la flat tax potrebbe risultare svantaggiosa. Occorre raggiungere rendimenti annui superiori o patrimoni di maggiore entità affinché il regime produca un effettivo beneficio.
Queste simulazioni dimostrano che la flat tax per i neo‑residenti è oggi un regime realmente conveniente solo per contribuenti con redditi esteri particolarmente elevati, generalmente superiori al milione di euro annuo, o con patrimoni ingenti distribuiti su asset a rendimento elevato.
Criticità operative richieste dalla pianificazione
Una corretta pianificazione deve considerare aspetti applicativi che influenzano significativamente la convenienza finale.
Doppia imposizione
Il regime non permette di utilizzare crediti d’imposta per imposte pagate all’estero. In assenza di convenzioni favorevoli, il rischio di doppia imposizione diventa concreto per i redditi non esenti nello Stato della fonte.
Vincoli legati alle plusvalenze qualificate
Le plusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate sono tassate ordinariamente se realizzate nei primi cinque anni. Questo rende il regime poco adatto a chi intende liquidare partecipazioni rilevanti nei primi anni dall’ingresso in Italia.
Durata quindicennale
La durata massima, pur ampia, può risultare limitata per soggetti con strategie patrimoniali a lunghissimo orizzonte temporale.
Effetti successori e patrimoniali
La flat tax incide anche sulla fiscalità patrimoniale, grazie all’esenzione IVIE e IVAFE, che può generare vantaggi significativi per chi detiene immobili o strumenti finanziari all’estero.
Confronto con il regime dei pensionati esteri
Il regime dei pensionati di cui all’articolo 24‑ter TUIR offre una tassazione al 7% per pensioni estere, ma presenta vincoli territoriali rigidi e l’assenza di crediti per imposte estere. Nonostante l’attrattiva per i redditi medio‑bassi, si tratta di un regime con finalità territoriali e non patrimoniali, quindi poco comparabile con quello dei neo‑residenti.
La flat tax per i neo‑residenti si configura oggi come un regime elitario destinato a soggetti con patrimoni e redditi significativamente elevati. La sua convenienza emerge quando il reddito estero supera determinate soglie, mentre può risultare svantaggioso per contribuenti con rendimenti moderati o con necessità di liquidare partecipazioni nei primi anni.
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