Le imprese beneficiarie di incentivi pubblici possono ora integrare il Codice Unico di Progetto (CUP) nelle fatture elettroniche già emesse, senza dover richiedere al fornitore la riemissione del documento. È la novità operativa introdotta dal servizio attivato dall’Agenzia delle Entrate nei giorni scorsi e previsto dal provvedimento del 10 dicembre 2025. La misura risponde a un’esigenza pratica molto diffusa: la gestione dei documenti che riportano un CUP assente, incompleto o errato, situazione che in passato ha spesso compromesso la rendicontazione o ha determinato richieste di restituzione del contributo.
La possibilità di integrare il CUP a posteriori rappresenta quindi un passaggio rilevante nella semplificazione amministrativa per le imprese che accedono a contributi pubblici, con effetti diretti sulla corretta tracciabilità delle spese agevolate.
Il ruolo del CUP nelle fatture degli incentivi pubblici
Dal 1° giugno 2023 tutte le fatture elettroniche riferite a beni o servizi finanziati, anche solo in parte, da incentivi pubblici devono contenere il CUP. Si tratta di un obbligo che riguarda la quasi totalità delle misure agevolative, dalle agevolazioni di Ministeri e Regioni ai contributi PNRR e ai fondi strutturali.
Il CUP viene comunicato nell’atto di concessione dell’incentivo oppure nella fase istruttoria; la sua presenza in fattura è necessaria per assicurare la tracciabilità integrale dei flussi finanziari e per garantire che le spese siano riconducibili al progetto finanziato. L’assenza del codice in fattura o la sua errata indicazione può comportare sospensioni, richieste di rettifica o, nei casi più gravi, la revoca dell’agevolazione.
L’obbligatorietà del CUP nelle fatture elettroniche si inserisce in un processo più ampio di monitoraggio degli investimenti pubblici, già al centro delle regole sul PNRR, delle discipline sugli aiuti di Stato e delle verifiche di rendicontazione operate dagli enti erogatori.
Il servizio di integrazione del CUP nelle fatture già trasmesse
Il provvedimento del 10 dicembre 2025 ha introdotto un servizio web dedicato che consente al cessionario o committente di integrare il CUP direttamente sulla fattura già presente nei registri SdI. L’accesso avviene dal portale “Fatture e Corrispettivi”, all’interno dell’area di consultazione delle fatture elettroniche, dove è stata aggiunta la funzione “Integrazione CUP”.
Il servizio è disponibile anche agli intermediari delegati per la consultazione e l’acquisizione delle fatture elettroniche. La selezione delle fatture avviene tramite l’identificativo SdI, che garantisce l’individuazione univoca del documento da integrare.
L’integrazione è ammessa per tutte le fatture emesse dal 1° giugno 2023 in poi, data di entrata in vigore dell’obbligo. La modifica non richiede l’intervento del fornitore né comporta la necessità di emettere una nota di variazione o un nuovo documento sostitutivo.
Come viene inserito il CUP dopo l’emissione
Il CUP integrabile deve essere composto da quindici caratteri alfanumerici e può essere applicato all’intera fattura oppure a una singola linea di dettaglio. Questa seconda possibilità risponde alle esigenze dei progetti che prevedono più linee di finanziamento o dove una sola parte della prestazione è riferita al CUP.
Il sistema consente anche l’associazione di più CUP alla stessa fattura, elemento utile nei casi di cofinanziamento tra enti diversi o di progetti articolati su più interventi. Qualora venga commesso un errore, il contribuente può rimuovere direttamente il codice inserito e ripetere la procedura.
Dal punto di vista tecnico, l’integrazione avviene tramite aggiornamento dei metadati associati alla fattura custodita dall’Agenzia delle Entrate e non comporta alcuna alterazione del documento trasmesso allo SdI. La fattura rimane quindi invariata, ma viene arricchita delle informazioni necessarie alla rendicontazione.
Impatto sulla gestione amministrativa e vantaggi per imprese e enti erogatori
La possibilità di intervenire sul CUP dopo l’emissione rappresenta una semplificazione significativa per imprese e professionisti. In primo luogo elimina la necessità, spesso complessa, di chiedere al fornitore l’annullamento e la riemissione della fattura. In secondo luogo migliora la qualità della rendicontazione e riduce il rischio di interruzioni nel processo di erogazione dei fondi.
Per gli enti erogatori, la presenza del CUP garantisce una maggiore trasparenza nella rilevazione delle spese e permette un allineamento più rapido con le piattaforme di monitoraggio dei progetti finanziati. La misura appare coerente con l’obiettivo generale di semplificazione amministrativa previsto dal legislatore per gli incentivi alle imprese.
Interazione con la disciplina IVA e con gli obblighi di conservazione
L’integrazione del CUP non modifica il contenuto fiscale della fattura e non incide sulle regole IVA, che rimangono ancorate ai principi della direttiva e alle norme nazionali in materia di fatturazione. L’intervento non influisce sulla registrazione e non determina obblighi aggiuntivi in tema di conservazione elettronica. La fattura, una volta integrata, conserva la sua validità originaria e mantiene la data e i riferimenti dell’emissione.
Questo aspetto è rilevante anche in relazione alle verifiche di detraibilità dell’IVA, tema sul quale si sono recentemente espressi sia la giurisprudenza europea sia la prassi nazionale, ribadendo la distinzione tra elementi sostanziali e formali che non deve compromettere il diritto alla detrazione.
Conclusioni operative e strumenti utili per le imprese
Il nuovo servizio consente una gestione più flessibile e precisa dei documenti relativi agli incentivi. Le imprese sono ora in grado di correggere autonomamente omissioni o errori senza aggravio amministrativo e senza coinvolgere i fornitori, riducendo rischi di blocchi nei flussi finanziari.