La Legge di Bilancio 2026 introduce una svolta significativa nella gestione dell’IVA, ampliando i poteri dell’Agenzia delle Entrate in caso di dichiarazione omessa. Con l’introduzione del nuovo articolo 54-bis.1 nel DPR 633/1972, il Fisco potrà procedere alla liquidazione automatica dell’imposta anche in assenza della dichiarazione annuale, senza dover attivare un procedimento di accertamento ordinario.
Si tratta di un cambiamento radicale nel rapporto tra contribuente e amministrazione fiscale, che punta su automazione, interoperabilità e tempestività, sfruttando l’infrastruttura digitale già esistente: fatturazione elettronica, corrispettivi telematici e comunicazioni periodiche IVA (LIPE).
Un nuovo perimetro operativo per l’Agenzia delle Entrate
La nuova norma consente all’Agenzia delle Entrate di determinare e liquidare d’ufficio l’IVA dovuta nei casi di dichiarazione omessa, utilizzando esclusivamente i dati in suo possesso. L’omissione non riguarda solo i casi in cui la dichiarazione manca del tutto: anche una dichiarazione priva dei quadri necessari al calcolo dell’imposta viene considerata omessa.
La liquidazione può essere effettuata anche mediante procedure completamente automatizzate, e deve avvenire entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.
Un processo senza compensazioni né crediti
Uno degli aspetti più impattanti per i contribuenti riguarda l’impossibilità di utilizzare crediti IVA pregressi: l’imposta è calcolata al netto dei soli versamenti effettivamente eseguiti, escludendo eventuali eccedenze riportate. Ne consegue un aggravio potenziale per chi ha posizioni creditorie ma omette la dichiarazione.
Una volta conclusa la liquidazione, l’Agenzia comunica l’esito al contribuente, che ha 60 giorni per:
- versare quanto dovuto, con una sanzione base pari al 120% dell’imposta, ridotta al 40% in caso di pagamento entro il termine
- inviare osservazioni e documenti che possano rettificare i dati utilizzati
Il pagamento non può essere effettuato tramite compensazione in F24. In assenza di riscontro, si procede con l’iscrizione a ruolo a titolo definitivo.
Due esempi concreti
Caso 1 – Impresa con fatturato attivo ma dichiarazione omessa:
Un’impresa individuale ha regolarmente emesso fatture elettroniche e trasmesso i corrispettivi telematici per l’anno 2025, ma non presenta la dichiarazione IVA. L’Agenzia delle Entrate elabora automaticamente l’IVA dovuta utilizzando i dati delle e-fatture e delle LIPE. Supponiamo che l’IVA determinata sia pari a 30.000 euro. La comunicazione arriva al contribuente, che può pagare entro 60 giorni con una sanzione ridotta al 40%, ovvero 12.000 euro anziché 36.000.
Caso 2 – Dichiarazione trasmessa ma incompleta:
Una società di capitali presenta la dichiarazione IVA per l’anno 2025, ma omette di compilare i quadri VE. L’Agenzia considera la dichiarazione omessa e procede alla liquidazione automatica. Anche in questo caso, eventuali crediti IVA del 2024 non sono presi in considerazione. La società riceve l’esito, che può pagare o contestare documentando l’errore.
Strumento di contrasto o leva strategica?
Questa misura rafforza l’efficacia dell’azione di contrasto all’evasione, riducendo i tempi di intervento del Fisco e il contenzioso. Ma rappresenta anche un segnale strategico: l’Agenzia non solo controlla, ma è oggi in grado di elaborare autonomamente l’imposta dovuta con rapidità e precisione.
Per le imprese, la soglia di attenzione si alza: l’omessa dichiarazione comporta conseguenze dirette e rapide, senza margini di recupero attraverso crediti o compensazioni. È dunque essenziale integrare la compliance IVA in un sistema più ampio di gestione del rischio fiscale.