Con la Legge di bilancio 2026 il legislatore torna a intervenire sulla disciplina dell’IMU applicabile agli enti non commerciali, con l’obiettivo di rafforzare i criteri di coerenza tra utilizzo effettivo degli immobili ed esenzione dall’imposta municipale. Le modifiche si collocano nel solco dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale degli ultimi anni, orientata a un’applicazione più puntuale del principio di destinazione non commerciale.
Ambito soggettivo e oggettivo della disciplina
Le disposizioni riguardano gli enti non commerciali, inclusi gli enti del Terzo settore, gli enti ecclesiastici e le fondazioni, limitatamente agli immobili utilizzati per lo svolgimento di attività istituzionali prive di finalità lucrative.
Resta ferma l’esenzione IMU per gli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività non commerciali, purché tale destinazione risulti effettiva, continuativa e documentabile. La Manovra 2026 rafforza il collegamento tra utilizzo concreto del bene e riconoscimento dell’agevolazione.
Utilizzo promiscuo degli immobili
Un profilo centrale riguarda gli immobili a utilizzo promiscuo, ossia impiegati sia per attività istituzionali non commerciali sia per attività di natura economica. In tali casi, l’esenzione IMU è riconosciuta esclusivamente in relazione alla porzione dell’immobile destinata ad attività non commerciali, mentre la restante parte resta assoggettata a imposizione.
La norma richiede una ripartizione oggettiva e verificabile delle superfici o delle unità funzionali, superando approcci meramente forfetari. La corretta individuazione delle aree esenti diventa quindi determinante ai fini della legittimità del trattamento fiscale applicato.
Rafforzamento degli obblighi dichiarativi
La Manovra 2026 introduce un rafforzamento degli obblighi dichiarativi in capo agli enti non commerciali che beneficiano dell’esenzione IMU. In particolare, viene valorizzato il ruolo della dichiarazione IMU quale strumento di monitoraggio dell’effettivo utilizzo degli immobili.
Gli enti sono tenuti a fornire informazioni puntuali sulla destinazione d’uso, sulle modalità di svolgimento delle attività e sull’eventuale presenza di attività commerciali accessorie. L’omissione o l’incompletezza delle informazioni può comportare il disconoscimento dell’esenzione e il recupero dell’imposta.
Impatti sui controlli degli enti locali
Le modifiche introdotte rafforzano i poteri di controllo dei comuni, chiamati a verificare la sussistenza dei requisiti per l’esenzione IMU. I controlli possono estendersi sia alla documentazione amministrativa sia agli aspetti sostanziali dell’attività svolta nell’immobile.
In tale contesto, assume rilievo la coerenza tra statuto dell’ente, attività effettivamente esercitata e utilizzo dell’immobile. Eventuali difformità possono determinare la riqualificazione dell’immobile come imponibile.
Le novità della Manovra 2026 rendono necessaria una revisione della gestione immobiliare degli enti non commerciali, con particolare attenzione alla mappatura degli immobili, alla destinazione delle superfici e alla corretta tenuta della documentazione.
La verifica preventiva dei requisiti di esenzione e l’aggiornamento delle dichiarazioni IMU rappresentano passaggi fondamentali per ridurre il rischio di contestazioni e recuperi d’imposta. In un quadro normativo sempre più orientato alla sostanza economica, la gestione dell’IMU assume un ruolo strategico nella governance fiscale degli enti.