La legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026), segna una svolta nella politica industriale nazionale con l’introduzione, all’articolo 1, commi da 238 a 241, di un nuovo meccanismo fiscale per incentivare gli investimenti produttivi in beni strumentali innovativi. Si tratta di una misura autonoma, strutturale e pluriennale, che prende il posto dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0, la cui operatività si conclude con l’anno 2025.
Il nuovo schema non è una semplice proroga del precedente iperammortamento, ma un modello aggiornato e strategicamente orientato, che offre una deduzione maggiorata del costo d’acquisto per imprese che investono in tecnologie avanzate. A questa leva fiscale si aggiunge un vincolo sostanziale: la clausola “Made in Europe”, che esclude dai benefici gli investimenti in beni prodotti al di fuori dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo.
Struttura tecnica della nuova agevolazione
Il beneficio si applica a partire dal 1° gennaio 2026 e riguarda beni materiali e immateriali nuovi, strumentali all’attività d’impresa, installati presso strutture produttive situate in Italia.
La deduzione maggiorata si calcola secondo tre fasce progressive:
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+180% per la parte di investimento fino a 2,5 milioni di euro;
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+100% per la parte eccedente i 2,5 milioni e fino a 10 milioni;
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+50% per la parte da 10 a 20 milioni di euro.
Per la quota eccedente i 20 milioni non è riconosciuta alcuna maggiorazione. La deduzione si applica lungo il normale piano di ammortamento del bene, generando un effetto fiscale stabile su più esercizi.
Clausola “Made in Europe”
Per accedere al beneficio, è obbligatorio che i beni oggetto di investimento:
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siano prodotti all’interno dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo;
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presentino una certificazione di origine conforme ai regolamenti doganali europei;
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non siano assemblati con prevalenza di componentistica extra-UE.
Tale clausola rappresenta un chiaro orientamento politico-industriale: incentivare le imprese a rivolgersi a fornitori europei, rafforzando l’autonomia tecnologica e produttiva dell’area economica di riferimento.
Differenze rispetto a Transizione 5.0
La novità introdotta dalla Manovra 2026 sostituisce integralmente i precedenti crediti d’imposta, ormai limitati nel tempo e soggetti a vincoli compensativi e di plafond. La nuova impostazione offre:
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maggiore stabilità normativa (valida fino al 30 settembre 2028);
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effetto fiscale strutturato, tramite deduzione e non compensazione;
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selettività strategica, attraverso la clausola geografica.
Questo passaggio consente una pianificazione fiscale più solida, favorendo imprese con progetti di investimento coerenti, tracciabili e fiscalmente capienti.
Esempi pratici
Esempio 1 – PMI innovativa con acquisto europeo
Una società di automazione industriale acquista nel 2026 macchinari digitali prodotti in Germania per un valore complessivo di 2 milioni di euro. Grazie alla maggiorazione del 180%, potrà dedurre fiscalmente 5,6 milioni nel corso del piano di ammortamento, con un abbattimento strutturale dell’imponibile.
Esempio 2 – Grande azienda e investimento scalare
Un’impresa manifatturiera realizza un piano di acquisti per 18 milioni di euro in beni tecnologici, acquistati da fornitori europei. L’agevolazione si applica come segue:
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2,5 milioni con +180% (4,5 mln);
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7,5 milioni con +100% (7,5 mln);
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8 milioni con +50% (4 mln).
Totale deducibile: 16 milioni su un investimento da 18 milioni.