La Manovra 2026 introduce un sistema più stringente di controlli preventivi sui pagamenti spettanti ai professionisti, sia nei rapporti con soggetti privati sia – in modo più accentuato – con la pubblica amministrazione. Due gli obiettivi: ridurre il rischio di evasione e aumentare l’efficacia della riscossione coattiva.
Il nuovo impianto normativo si articola su tre direttrici principali:
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verifica automatica dei debiti fiscali prima dell’incasso;
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limitazione all’uso dei micropagamenti frazionati per evitare l’aggiramento dei controlli;
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obbligo per le PA di bloccare i pagamenti in caso di irregolarità del professionista beneficiario.
Verifica preventiva dei debiti fiscali
Dal 2026, prima di procedere al pagamento di compensi o parcelle superiori a 5.000 euro, le pubbliche amministrazioni dovranno effettuare una verifica automatizzata tramite l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per accertare l’eventuale presenza di carichi iscritti a ruolo non regolarizzati da parte del professionista creditore.
In caso di esito positivo, l’importo dovuto verrà bloccato e potrà essere utilizzato per compensare i debiti fiscali del soggetto. Il blocco non è facoltativo: costituisce un obbligo per l’ente pagatore.
Questa misura riprende e rafforza un meccanismo già previsto dall’articolo 48-bis del DPR 602/1973, ma ne estende l’ambito applicativo e ne rafforza l’efficacia operativa nel settore professionale.
Stop ai micropagamenti frazionati
La Manovra 2026 introduce inoltre un freno ai micropagamenti seriali utilizzati da alcuni soggetti per frazionare il compenso in tranche inferiori al limite di controllo (5.000 euro), eludendo di fatto la verifica sui debiti fiscali.
La norma stabilisce che, in presenza di rapporti continuativi, il totale dei pagamenti effettuati nello stesso anno solare a favore di un professionista va considerato nel suo complesso: se la somma cumulata supera la soglia di 5.000 euro, scatta comunque l’obbligo di verifica preventiva.
In tal modo viene neutralizzata ogni strategia elusiva fondata su pagamenti dilazionati artificiosamente.
Impatti operativi e strategici
I professionisti che lavorano con enti pubblici o soggetti vigilati dalla PA dovranno considerare la propria compliance fiscale come prerequisito per ottenere tempestivamente i pagamenti. Non saranno ammesse deroghe neppure in presenza di incarichi già conclusi o fatture scadute.
Queste nuove regole rappresentano un punto di svolta: non solo il Fisco ha strumenti più efficaci, ma la gestione amministrativa da parte degli studi professionali dovrà essere più attenta, con un monitoraggio continuo della posizione fiscale.
Esempi concreti
Esempio 1 – Fattura a un ente pubblico
Un avvocato emette una parcella di 6.000 euro per attività svolta per un Comune. L’ente, prima di saldare, interroga l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Risulta un carico iscritto a ruolo di 3.200 euro non pagato. Il Comune sospende il pagamento e avvia la procedura di compensazione.
Esempio 2 – Frazionamento artificioso
Un consulente riceve nel 2026 dieci bonifici da 600 euro l’uno da un ente vigilato, per un incarico complessivo da 6.000 euro. Anche se ogni bonifico è inferiore alla soglia, l’importo annuo supera i 5.000 euro e scatta la verifica sui debiti.