Spese per l’abbigliamento: quando diventano deducibili per professionisti e imprese

Il principio di inerenza dei costi è uno dei cardini del diritto tributario italiano e spesso si rivela terreno di contenzioso con l’Amministrazione finanziaria. Un ambito particolarmente delicato riguarda l’abbigliamento professionale, tema che ciclicamente riemerge tra richieste di deducibilità, controlli fiscali e orientamenti giurisprudenziali.

La questione di fondo è chiara: non ogni spesa per vestiti utilizzati sul lavoro può essere portata in deduzione. La regola generale, sancita dall’articolo 54 del TUIR per i professionisti e dall’articolo 109 per le imprese, ammette la deduzione solo se la spesa è necessariamente connessa e strumentale all’attività esercitata.

Abbigliamento ordinario e abbigliamento professionale

  • Non deducibile: l’abbigliamento “civile” o di rappresentanza (ad esempio abiti, completi, cravatte), anche se utilizzato abitualmente per recarsi al lavoro. La giurisprudenza lo considera spesa a utilità promiscua, in quanto utilizzabile anche al di fuori dell’attività professionale.

  • Deducibile: le spese per divise, divise da lavoro, dispositivi di protezione individuale e indumenti obbligatoriamente previsti dal contratto o strettamente connessi all’attività. Esempi classici sono:

    • caschi e scarpe antinfortunistiche per operai edili,

    • camici e abbigliamento sanitario per medici e infermieri,

    • divise per camerieri, cuochi o personale alberghiero,

    • abiti di scena per artisti o costumi specifici per spettacoli.

Orientamenti della giurisprudenza tributaria

Le Commissioni tributarie hanno più volte confermato che la deducibilità è ammessa solo in presenza di un vincolo oggettivo, ossia se l’outfit è:

  • imposto da una norma di legge o da disposizioni contrattuali, oppure

  • talmente specifico da non poter essere utilizzato al di fuori della prestazione lavorativa.

In mancanza di questi requisiti, prevale la presunzione di non deducibilità.

Esempi pratici

  1. Cameriere con divisa aziendale
    Un ristorante acquista e fornisce le divise ai camerieri, obbligandoli a indossarle. Il costo è deducibile per l’impresa e, se sostenuto direttamente dal lavoratore, è deducibile dal reddito di quest’ultimo.

  2. Avvocato con giacca e cravatta
    Un professionista sostiene di acquistare completi solo per udienze e incontri di lavoro. Nonostante l’uso prevalente in ambito professionale, il costo non è deducibile perché si tratta di abbigliamento comune.

Per imprese e professionisti, la corretta gestione delle spese di abbigliamento può trasformarsi in un vantaggio fiscale e gestionale, a patto di rispettare alcune regole:

  • prevedere l’outfit nei contratti di lavoro o nei regolamenti aziendali,

  • documentare in modo chiaro l’acquisto e l’utilizzo esclusivo per l’attività,

  • distinguere le spese deducibili da quelle di rappresentanza (soggette a limiti di deduzione).

Lo studio Beneggi e Associati supporta le imprese nell’analisi preventiva delle spese per verificare la corretta deducibilità, prevenendo contestazioni e ottimizzando la pianificazione fiscale. Un approccio metodico e documentato consente di trasformare un potenziale rischio in uno strumento di efficienza gestionale.

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