Il sistema di cooperative compliance, introdotto dal Dlgs 128/2015 e rafforzato dalla recente riforma fiscale, impone alle imprese una gestione sempre più integrata tra contabilità e fiscalità. In questo quadro, il Tax Control Framework (Tcf)assume un ruolo cruciale come strumento di prevenzione dei rischi fiscali e di dialogo strutturato con l’Amministrazione finanziaria.
Il tavolo tecnico tra Agenzia delle Entrate e Oic (Organismo Italiano di Contabilità), istituito con il provvedimento del 10 ottobre 2024, ha fornito le prime istruzioni operative. L’obiettivo è allineare le regole fiscali alla rappresentazione contabile, riducendo i cosiddetti “doppi binari” e valorizzando la derivazione diretta del reddito fiscale dai dati di bilancio.
Perché il bilancio è il punto di partenza
Due sono gli elementi di fondo che emergono:
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Il rischio fiscale si annida anche nella corretta applicazione dei principi contabili: errori o valutazioni aggressive possono tradursi in contestazioni tributarie.
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La tendenza normativa è quella di far coincidere, salvo eccezioni, il reddito imponibile con il risultato civilistico, rafforzando la centralità del bilancio come unico riferimento.
Per le imprese che vogliono accedere alla cooperative compliance, ciò significa dotarsi di procedure solide di mappatura dei rischi contabili e fiscali, in linea con le linee guida del Tax Control Model (Tcm).
Tre casi operativi: come cambia la mappatura del rischio
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Commodity swap
Una società che sottoscrive un derivato per coprire il costo del gas registra utili da chiusura anticipata. Contabilmente si iscrive una riserva a patrimonio netto, da riversare a conto economico solo al verificarsi dei flussi finanziari. Fiscalmente, per il principio di derivazione rafforzata, l’imposizione scatta al momento del recycling della riserva.
Implicazione: la società deve monitorare la coerenza temporale tra contabilizzazione e tassazione, per evitare scostamenti che genererebbero rischi di contestazione. -
Diritto di superficie
Se un’impresa concede un diritto di superficie a fronte di canoni annui, i ricavi sono trattati contabilmente come corrispettivi da locazione e non come plusvalenze. La stessa impostazione vale anche fiscalmente.
Implicazione: si riduce il rischio di qualificazioni divergenti, ma occorre presidiare la corretta imputazione civilistica per non generare ricadute fiscali inattese. -
Prestito obbligazionario convertibile
Secondo i principi Ias/Ifrs, il debito è rilevato al fair value e scisso dalla componente equity. Fiscalmente:
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gli interessi passivi seguono le regole ordinarie (art. 96 Tuir),
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i costi di transazione imputati a equity restano deducibili nell’anno,
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la conversione in capitale non produce effetti fiscali,
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in caso di mancata conversione, le riserve patrimoniali derivate da interessi dedotti diventano imponibili.
Implicazione: serve un presidio attento dei meccanismi di costo ammortizzato e delle implicazioni sui ratio patrimoniali.
Opportunità strategiche per le imprese
L’evoluzione del Tcf rappresenta un’opportunità di rafforzamento della governance fiscale, ma richiede:
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integrazione dei sistemi contabili e fiscali per monitorare in tempo reale gli scostamenti,
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procedure interne di controllo capaci di dimostrare la coerenza delle scelte contabili con la normativa tributaria,
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analisi preventiva delle operazioni straordinarie (derivati, strumenti finanziari, diritti reali) per ridurre il rischio di qualificazioni divergenti.
Per le imprese medio-grandi, adottare un Tax Control Framework solido significa non solo minimizzare i rischi di contestazione, ma anche accedere a un rapporto collaborativo con l’Amministrazione finanziaria, basato su fiducia e trasparenza.
Lo studio Beneggi e Associati affianca le aziende nella progettazione e nell’implementazione di sistemi di controllo fiscale avanzati, in linea con le best practice europee e con i principi di Sun Tzu: prevedere le mosse del “contendente” (in questo caso il Fisco) per trasformare la compliance in un vantaggio competitivo.