La legge 30 dicembre 2025, n. 199, all’articolo 1, comma 110, interviene con decisione sul regime dell’imposta sulle transazioni finanziarie, nota come Tobin Tax, raddoppiandone le aliquote applicabili alle operazioni su strumenti partecipativi.
Si tratta di una misura fiscale di rilievo, destinata a produrre impatti diretti su investitori, gestori patrimoniali, operatori istituzionali e intermediari finanziari, in un contesto dove la marginalità delle operazioni finanziarie è spesso compressa e ogni punto base può incidere in modo significativo sulla strategia di portafoglio.
Le nuove aliquote dal 1° gennaio 2026
A decorrere dal 1° gennaio 2026, le nuove aliquote previste sono:
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0,2% sulle transazioni eseguite su mercati regolamentati, in luogo dello 0,1% vigente;
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0,4% sulle transazioni effettuate al di fuori dei mercati regolamentati, in luogo dello 0,2%.
L’aumento riguarda esclusivamente le operazioni su azioni e strumenti partecipativi di società italiane con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro, come previsto dalla disciplina originaria introdotta con la legge n. 228/2012.
Restano invariati:
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l’ambito oggettivo (strumenti finanziari rilevanti);
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i criteri di territorialità (presenza di titolo emesso da società italiana);
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il meccanismo del “chi acquista paga”, con versamento a carico dell’acquirente, anche se residente all’estero;
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le esclusioni per IPO, operazioni infragruppo, fusioni e scissioni.
Non subisce modifiche la componente della Tobin Tax relativa:
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ai derivati su strumenti azionari (imposta fissa variabile in funzione del tipo di strumento);
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alle transazioni ad alta frequenza (high frequency trading), tassate in misura proporzionale sul numero di ordini annullati o modificati.
Implicazioni operative: chi paga davvero
Dal punto di vista operativo, il raddoppio dell’imposta impone:
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un adeguamento dei sistemi contabili e di calcolo per gli intermediari (banche, SIM, SGR);
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una rivalutazione delle strategie di investimento in strumenti italiani da parte di fondi, gestori e investitori istituzionali;
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un potenziale effetto negativo sulla competitività dei mercati italiani, soprattutto nel confronto con Paesi che non applicano imposizione analoga.
Per i clienti privati, l’aumento ha un impatto proporzionale alle dimensioni dell’operazione e incide direttamente sulla redditività netta delle operazioni in titoli italiani, rendendo prioritario un check fiscale prima dell’ordine.
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Esempi pratici
Esempio 1 – Investitore retail su mercato regolamentato
Un risparmiatore acquista 30.000 euro di azioni ENI sul mercato MTA.
→ Con la nuova aliquota allo 0,2%, la Tobin Tax dovuta è pari a 60 euro (prima era 30 euro).
Il costo netto dell’operazione cresce, riducendo la marginalità potenziale.
Esempio 2 – Transazione OTC tra due fondi esteri
Due soggetti non residenti effettuano uno scambio di azioni di una società italiana con capitalizzazione superiore a 500 milioni tramite mercato non regolamentato.
→ L’imposta è pari allo 0,4% del corrispettivo pagato: su 500.000 euro, la Tobin Tax sarà di 2.000 euro.
Esempio 3 – Operazioni su derivati
Un intermediario italiano esegue 150 operazioni su derivati su azioni italiane.
→ Nessun cambiamento: l’imposta resta calcolata secondo gli importi fissi stabiliti per strumento, indipendentemente dalla novità introdotta dalla manovra.