Quando un’impresa entra in crisi, il tema della valutazione aziendale smette di essere un esercizio teorico e diventa una questione concreta, urgente. Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha appena pubblicato un documento chiave: “Valutazione aziende in crisi: criticità e spunti di riflessione”. Vale la pena leggerlo, ma soprattutto interpretarlo con spirito pratico.
Perché è importante adesso
La crisi non è più un’eccezione. È diventata una condizione ricorrente per tante PMI italiane. Chi fa impresa o assiste imprenditori non può permettersi di improvvisare in questi contesti: serve metodo, lucidità e una chiara lettura dei rischi.
Il nodo centrale: il rischio (e cosa farci davvero)
Valutare un’azienda in crisi significa affrontare un livello di rischio molto più alto rispetto a uno scenario “ordinario”. Quel rischio non si elimina, ma si misura. E si contestualizza: un piano di risanamento credibile, con azioni in discontinuità rispetto al passato, può cambiare tutto.
Le chiavi tecniche da tenere a mente
- Analisi preliminare: capire le cause della crisi, la loro profondità e come impattano su strategia, governance e struttura.
- SGS sotto stress: l’assetto strategico, gestionale e strutturale va esaminato in chiave di turnaround. Chi guida l’azienda è pronto al cambiamento?
- Business plan & flussi: i numeri devono raccontare la realtà. Non servono sogni, servono piani operativi credibili.
- DCF sì, ma con criterio: il metodo finanziario resta valido, ma va corretto. Occhio al tasso e al terminal value.
Cosa fare (subito)
Se segui un’impresa in difficoltà:
- Pretendi un’analisi seria delle cause prima ancora di parlare di valore.
- Non usare le stesse metriche di sempre: le aziende in crisi vanno lette con lenti diverse.
- Adatta metodo, orizzonte temporale e aspettative. La continuità va dimostrata, non ipotizzata.
Conclusione
Non servono nuovi principi, serve buonsenso tecnico. La crisi impone rigore e visione. E chi valuta deve assumersi la responsabilità di dire le cose come stanno.