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Apprendistato nel settore professionale: un nuovo percorso per il praticantato

 

Il contratto per i dipendenti degli studi professionali recentemente firmato tra Confprofessioni e i sindacati (Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs) introduce importanti novità nell’ambito dell’apprendistato, rendendolo valido anche per il praticantato. Questo rappresenta un importante traguardo nel contesto della contrattazione collettiva, soprattutto considerando lo stallo che caratterizza la contrattazione in vari settori del terziario.

 

Una delle principali innovazioni riguarda la regolamentazione dell’apprendistato di alta formazione e ricerca, che ora può essere considerato una valida alternativa al tirocinio per l’accesso alle professioni ordinistiche. Per essere riconosciuto come tale, l’apprendistato deve essere svolto sotto la supervisione di un tutor e presso un professionista iscritto all’Albo, garantendo una formazione professionale e deontologica adeguata. La durata di questo percorso non può essere inferiore a sei mesi e deve coprire l’intero periodo richiesto per la pratica professionale.

 

Il contratto si rivolge in particolare ai giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, che possiedono i titoli necessari per l’iscrizione al registro dei praticanti. Inoltre, prevede un piano formativo coerente con l’ordinamento professionale, che deve includere almeno 300 ore di formazione, sia interna che esterna, e richiede la firma di un protocollo tra il datore di lavoro e l’Ordine professionale di appartenenza.

 

Questo approccio all’apprendistato mira non solo a fornire una risposta concreta all’esigenza di formazione professionale qualificata, ma anche a sostenere l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro attraverso percorsi valorizzati e riconosciuti. Inoltre, il contratto si concentra su altri aspetti fondamentali per i lavoratori, come l’incremento salariale, la disciplina dei diritti, l’estensione dell’assistenza sanitaria ai familiari dei dipendenti e il sostegno alla genitorialità, come l’innalzamento della percentuale di integrazione per il congedo di maternità.

 

Questa iniziativa è accolta con favore dalle organizzazioni sindacali, che vedono nel contratto un modello positivo che potrebbe stimolare il rinnovo della contrattazione in altri comparti, contribuendo a migliorare le condizioni di lavoro e la formazione professionale nel settore dei servizi e oltre.

 

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