Il Bando Export su Misura 2026 Lombardia sostiene le micro, piccole e medie imprese lombarde che vogliono affrontare mercati esteri selezionati con un percorso strutturato di formazione, piano strategico, ricerca partner, incontri B2B, missione commerciale e follow-up.
La misura, promossa da Unioncamere Lombardia, è stata approvata con determinazione D.O. n. 211 del 31 luglio 2026 e dispone di una dotazione complessiva pari a 862.500 euro a carico di Regione Lombardia.
Il beneficio non è erogato come contributo in denaro per spese sostenute direttamente dall’impresa, ma come sovvenzione equivalente lorda sotto forma di servizi. Il valore massimo è pari a 11.500 euro per ciascuna impresa e per ciascun percorso.
Le domande possono essere presentate dalle ore 11.00 del 2 settembre 2026 alle ore 16.00 del 9 ottobre 2026. Saranno ammesse complessivamente 75 imprese lombarde, suddivise tra i mercati target.
Il punto operativo è semplice: prima di scegliere un mercato estero, fissare incontri commerciali o avviare azioni promozionali autonome, conviene verificare se l’impresa può entrare nel percorso e beneficiare dei servizi messi a disposizione dal bando.
Risposta breve
Il Bando Export su Misura 2026 Lombardia finanzia percorsi personalizzati di internazionalizzazione verso otto mercati target: Danimarca, Francia, Marocco, Polonia, Regno Unito, Romania, Spagna e Turchia.
Possono partecipare le MPMI con sede operativa in Lombardia, iscritte e attive al Registro imprese di una Camera di commercio lombarda, in regola con diritto camerale, DURC, obblighi contributivi e assicurazione contro i rischi catastrofali.
Ogni impresa può presentare una sola domanda e può indicare fino a due percorsi-paese, specificando l’ordine di preferenza.
Il beneficio massimo è pari a 11.500 euro per impresa e per percorso, in regime de minimis secondo il Regolamento UE 2023/2831. La selezione avviene con procedura valutativa a graduatoria; l’ordine di presentazione non determina la posizione in graduatoria.
In sintesi
Il Bando Export su Misura 2026 non sostiene una generica attività promozionale all’estero. Offre un pacchetto di servizi per accompagnare le PMI lombarde in un percorso di accesso a mercati selezionati.
Il percorso comprende formazione tecnica sui mercati target, predisposizione di un piano strategico personalizzato, ricerca partner, matchmaking, organizzazione di incontri B2B, missione commerciale in loco e attività di follow-up dopo la missione.
I mercati sono stati scelti sulla base delle potenzialità per l’export lombardo, considerando domanda attuale e prospettica, condizioni di accesso e opportunità di sviluppo internazionale.
Per l’impresa, la misura è interessante soprattutto se esiste già un prodotto o servizio esportabile, una minima capacità organizzativa interna e la volontà di affrontare il mercato estero con metodo, non solo con una missione commerciale isolata.
Chi può partecipare
Possono partecipare le micro, piccole e medie imprese con sede operativa in Lombardia. L’impresa deve essere iscritta e attiva al Registro imprese di una delle Camere di commercio della Lombardia ed essere regolarmente costituita.
Sono richiesti requisiti ordinari di affidabilità amministrativa. L’impresa deve essere in regola con il pagamento del diritto camerale annuale, con gli obblighi contributivi e previdenziali attestati dal DURC online e con la normativa relativa alla copertura assicurativa contro danni da calamità naturali ed eventi catastrofali.
Il bando richiama inoltre il Regolamento UE 2023/2831 sul de minimis. Di conseguenza, l’impresa non deve rientrare nei settori o nelle condizioni escluse dal regolamento e non deve trovarsi in una procedura concorsuale per insolvenza o nelle condizioni previste dal diritto nazionale per l’apertura di una procedura su richiesta dei creditori.
Prima di presentare domanda, quindi, non basta verificare l’interesse al mercato estero. Occorre controllare regolarità camerale, DURC, posizione de minimis, sede operativa lombarda e polizza catastrofale.
I mercati target del bando
I percorsi di internazionalizzazione riguardano otto mercati: Danimarca, Francia, Marocco, Polonia, Regno Unito, Romania, Spagna e Turchia.
La selezione non è casuale. Secondo Unioncamere Lombardia, i mercati sono stati individuati sulla base delle potenzialità per l’export lombardo, attraverso un approccio che combina indicatori quantitativi e valutazioni qualitative.
La scelta del Paese è una delle decisioni più importanti. Un mercato può essere interessante in astratto, ma non essere adatto al prodotto, alla dimensione aziendale, al modello distributivo o alla capacità organizzativa dell’impresa.
Per questo il bando consente di indicare preferenza per un massimo di due percorsi-paese. L’ordine di preferenza deve essere chiaro, perché orienta l’assegnazione del percorso in caso di ammissione.
Cosa offre il percorso di internazionalizzazione
Il bando prevede una sequenza di servizi pensata per accompagnare l’impresa dal primo inquadramento del mercato fino al follow-up post missione.
La formazione online ha una durata di circa tre ore per ciascun percorso e un taglio operativo. I temi riguardano fiscalità Iva, adempimenti intra-UE ed extra-UE, normativa e conformità, contrattualistica internazionale, logistica, dogane, supply chain, pagamenti internazionali e rischio commerciale.
Il piano strategico personalizzato serve invece a costruire una lettura concreta del mercato target. Non è un documento generico: deve aiutare l’impresa a valutare compatibilità del prodotto o servizio, barriere all’ingresso, canali distributivi, posizionamento competitivo, aspetti regolamentari, certificazioni, logistica e modalità di accesso al mercato.
La parte più operativa è il matchmaking. Sono previsti incontri B2B mirati con controparti selezionate, normalmente da quattro a sei incontri d’affari, e una missione commerciale in loco. Il percorso include anche servizi di supporto come interprete, auto per gli spostamenti durante gli incontri, sale dedicate, assistenza di personale locale e possibile supporto per l’invio di campionature.
Il follow-up post missione è importante perché spesso il valore di una missione commerciale non si vede durante il viaggio, ma nelle settimane successive. Il bando prevede supporto per consolidare i contatti, riprendere le relazioni avviate, valutare opportunità emerse e impostare azioni successive.
Perché il bando è utile solo se l’export è preparato
Il Bando Export su Misura può essere molto utile, ma non sostituisce una strategia aziendale.
Un’impresa che non ha ancora chiarito prodotto, listino, capacità produttiva, margini, logistica, certificazioni, contratti, incoterms, modalità di pagamento e assistenza post-vendita rischia di arrivare agli incontri B2B impreparata.
L’internazionalizzazione non è una semplice estensione geografica delle vendite. Cambiano regole fiscali, adempimenti doganali, rischi contrattuali, tempi di pagamento, aspettative del cliente e canali distributivi.
Il bando può aiutare a costruire il percorso, ma l’impresa deve arrivare con una base minima: un’offerta chiara, materiale commerciale adeguato, decisioni interne rapide e capacità di dare seguito ai contatti.
Prima di partire per una missione, serve sapere che cosa si vuole ottenere. Un distributore, un cliente diretto, un agente, un partner tecnico, un marketplace, una rete retail o un primo test di mercato non sono la stessa cosa.
Valore dell’agevolazione e regime de minimis
Il beneficio è riconosciuto sotto forma di sovvenzione equivalente lorda per un importo massimo di 11.500 euro per ciascuna impresa e per ciascun percorso.
La misura opera in regime de minimis secondo il Regolamento UE 2023/2831. Dal 1° gennaio 2024, il massimale generale de minimis è pari a 300.000 euro nell’arco di tre anni per impresa unica.
Questo significa che, prima di presentare domanda, l’impresa deve verificare gli aiuti de minimis già concessi, anche considerando eventuali imprese collegate rilevanti ai fini della nozione di impresa unica.
Il bando consente la cumulabilità con altre agevolazioni e con misure generali nei limiti dei rispettivi regimi di aiuto, a condizione che la somma dei contributi non superi il 100% del valore dell’investimento.
Anche se il beneficio è erogato sotto forma di servizi, la verifica de minimis resta necessaria. Non va trattata come un dettaglio amministrativo.
Domanda dal 2 settembre al 9 ottobre 2026
Le domande possono essere presentate dalle ore 11.00 del 2 settembre 2026 alle ore 16.00 del 9 ottobre 2026, in un’unica finestra di presentazione.
L’impresa può presentare una sola domanda di partecipazione. All’interno della domanda può indicare fino a due percorsi-paese, specificando l’ordine di preferenza.
La domanda deve essere presentata tramite la piattaforma Restart. Il bando prevede anche la compilazione di un form online: dopo la compilazione, l’impresa riceve via PEC la domanda in formato PDF, che deve essere firmata digitalmente e caricata sulla piattaforma insieme agli allegati richiesti.
Questo passaggio va gestito con attenzione. La sola compilazione del form online non equivale all’invio della domanda. La domanda è completa solo se il documento generato viene firmato digitalmente e caricato correttamente sulla piattaforma Restart.
Graduatoria: l’ordine di invio non decide la posizione
La procedura è valutativa con graduatoria. Unioncamere Lombardia precisa che l’ordine di presentazione non conta per la determinazione della graduatoria, che viene stilata sulla base dei punteggi assegnati ai progetti.
Questo rende il bando diverso da una procedura a sportello pura. Non vince chi clicca per primo, ma chi presenta una candidatura più coerente con i criteri di valutazione.
Per l’impresa, questo significa che la domanda deve raccontare bene il progetto di internazionalizzazione. Il Paese target deve essere coerente con il settore, il prodotto, il modello commerciale e la capacità aziendale.
Una candidatura generica, costruita solo per “provare un mercato”, rischia di essere meno competitiva rispetto a un progetto che dimostra obiettivi chiari, preparazione interna e potenziale concreto di sviluppo.
Export e aspetti fiscali: Iva, dogane e contratti vanno letti prima
Uno degli aspetti positivi del bando è l’inclusione di formazione tecnica su Iva, operazioni intra-UE, Paesi extra-UE, dogane, contratti, logistica e pagamenti internazionali.
Sono temi che molte PMI affrontano troppo tardi.
Vendere in Francia, Spagna, Danimarca, Polonia o Romania pone questioni diverse rispetto alla vendita in Regno Unito, Turchia o Marocco. Nel primo caso si resta nel perimetro unionale, pur con adempimenti e regole commerciali da gestire. Nel secondo caso entrano in gioco esportazioni, dogane, origine della merce, documenti di trasporto, eventuali certificazioni, dazi, clausole contrattuali e gestione dei pagamenti internazionali.
Prima di avviare trattative commerciali, conviene chiarire chi cura il trasporto, quale Incoterm usare, come gestire l’Iva, quali documenti servono, come proteggere il credito e quale legge applicabile inserire nei contratti.
L’errore tipico è cercare il cliente estero prima di avere definito le regole dell’operazione. Ma nell’export, una vendita conclusa male può costare più di una vendita non fatta.
Polizza catastrofale e requisiti da non sottovalutare
Tra i requisiti richiesti dal bando compare la regolarità rispetto all’obbligo di stipulare contratti assicurativi a copertura dei danni da calamità naturali ed eventi catastrofali.
Il riferimento è alla disciplina introdotta dalla legge 213/2023 per le imprese con sede legale in Italia o stabile organizzazione in Italia, con obblighi assicurativi relativi a terreni, fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature industriali e commerciali.
Per molte imprese, questo requisito è ormai diventato una condizione trasversale di accesso a diverse misure agevolative. Non riguarda direttamente l’export, ma incide sulla possibilità di presentare domanda.
Prima della finestra del 2 settembre 2026, conviene verificare la presenza e l’adeguatezza della copertura richiesta. Scoprirlo durante la compilazione della domanda significa perdere tempo in una fase già stretta.
Lex specialis del bando: domanda e allegati devono essere coerenti
Il bando e i relativi allegati costituiscono la lex specialis della procedura. Questo significa che requisiti, termini, modalità di presentazione, dichiarazioni e documenti richiesti non sono indicazioni facoltative.
Il Consiglio di Stato, sezione V, con sentenza 12 giugno 2026, n. 4753, ha ribadito che le clausole chiare della lex specialis vincolano i partecipanti e l’amministrazione e non possono essere superate con interpretazioni integrative quando il testo non presenta ambiguità.
Il principio nasce nell’ambito delle procedure di evidenza pubblica, ma è utile anche per i bandi agevolativi. Se il bando richiede firma digitale, caricamento su piattaforma, dichiarazione de minimis, allegati specifici e rispetto della finestra temporale, l’impresa deve rispettare quelle regole in modo puntuale.
Nel Bando Export su Misura 2026, il rischio principale è confondere i passaggi: compilazione del form, ricezione della domanda via PEC, firma digitale e caricamento sulla piattaforma Restart. Tutti i passaggi devono essere completati.
Errori da evitare
Il primo errore è scegliere il Paese per intuizione. Un mercato target va selezionato in base a prodotto, canale, margini, barriere, certificazioni, logistica e capacità commerciale.
Il secondo errore è considerare il percorso come una missione commerciale isolata. Il valore sta nella sequenza: formazione, piano strategico, matchmaking, missione e follow-up.
Il terzo errore è trascurare il de minimis. Anche se il beneficio è erogato sotto forma di servizi, consuma plafond.
Il quarto errore è non preparare materiale commerciale e dati aziendali prima degli incontri B2B. Una controparte estera valuta rapidamente serietà, chiarezza dell’offerta e capacità di risposta.
Il quinto errore è compilare il form online e pensare che la domanda sia conclusa. La domanda deve essere firmata digitalmente e caricata su Restart con gli allegati richiesti.
CTA interna
Le PMI lombarde interessate al Bando Export su Misura 2026 dovrebbero verificare prima della domanda se il mercato scelto è coerente con prodotto, struttura aziendale, logistica, fiscalità, contrattualistica e capacità commerciale.
Prima di indicare i percorsi-paese, partecipare a incontri B2B o avviare azioni commerciali all’estero, conviene controllare requisiti, de minimis, polizza catastrofale, documentazione e strategia export.
Prima di partire verso un nuovo mercato, sentiamoci. È il momento in cui possiamo ancora costruire un percorso sostenibile; dopo, spesso, restano solo contatti da inseguire e costi già sostenuti.
Conclusioni
Il Bando Export su Misura 2026 Lombardia è una misura interessante per le PMI che vogliono affrontare nuovi mercati esteri con un percorso guidato.
Il beneficio massimo di 11.500 euro per impresa e percorso non va letto come un semplice contributo, ma come accesso a servizi strutturati di preparazione, analisi, matchmaking, missione commerciale e follow-up.
La selezione riguarda 75 imprese e la graduatoria dipende dalla qualità del progetto, non dall’ordine di invio. Per questo la domanda deve essere preparata con attenzione.
L’export non si improvvisa. Il bando può aiutare l’impresa a entrare in un mercato, ma la differenza la fa la preparazione: prodotto, strategia, fiscalità, logistica, contratti, pagamenti e capacità di seguire i contatti dopo la missione.