Consulenze infragruppo e costi pubblicitari: inerenza da documentare nei rapporti con i soci

Con l’ordinanza n. 7216 del 2026, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su tre temi di grande rilevanza pratica: la deducibilità delle spese di sponsorizzazione sportiva, l’inerenza dei costi per servizi infragruppo e la rettifica dei ricavi sulla base del valore normale nelle operazioni con i soci. La pronuncia si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato, che rafforza l’attenzione sull’effettività economica delle operazioni e sull’onere probatorio gravante sul contribuente.

La vicenda trae origine da accertamenti relativi ai periodi d’imposta 2009 e 2010, con cui l’Amministrazione finanziaria aveva disconosciuto la deducibilità di taluni costi e rideterminato i ricavi applicando il criterio del valore normale ex articolo 9 del Tuir. Dopo l’esito sfavorevole nei gradi di merito, la società ha proposto ricorso per Cassazione, offrendo alla Suprema Corte l’occasione per ribadire principi di sistema destinati ad avere ricadute operative ben oltre il caso concreto.

Sponsorizzazioni sportive e attività promozionale effettiva

Il primo profilo affrontato riguarda la deducibilità delle spese di sponsorizzazione sportiva. La società ricorrente aveva invocato la presunzione legale assoluta di inerenza prevista dalla legge 289/2002, sostenendo che la norma esonerasse il contribuente da ogni ulteriore prova circa la finalità promozionale della spesa.

La Cassazione ha rigettato tale impostazione, chiarendo che la presunzione opera solo in presenza di tutti i requisiti previsti dalla legge, tra i quali assume rilievo centrale lo svolgimento effettivo di una specifica attività promozionale da parte del soggetto sponsorizzato. In assenza di tale dimostrazione, la spesa non può ritenersi automaticamente inerente.

La Corte si pone in linea con un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, già espresso, tra le altre, nelle sentenze n. 2990/2021 e n. 6368/2021. Secondo questo indirizzo, non sono sufficienti la stipula del contratto di sponsorizzazione, il pagamento tracciato delle fatture e la corretta contabilizzazione dei costi. È invece necessario predisporre un corredo documentale idoneo a provare la controprestazione, come rassegne stampa, fotografie, video o altri elementi oggettivi che attestino la reale visibilità e l’impatto promozionale dell’iniziativa.

Costi di consulenza infragruppo e prova dell’utilità

Ancora più incisivo è il passaggio relativo alle consulenze infragruppo, tema centrale nei controlli fiscali sulle imprese strutturate. La Cassazione ha ribadito che, ai fini della deducibilità, non è sufficiente dimostrare l’esistenza formale dell’operazione, mediante contratti e fatture, ma occorre fornire la prova di una utilità effettiva e obiettivamente determinabile per l’impresa che sostiene il costo.

Richiamando la precedente sentenza n. 23164/2017, la Corte ha precisato che l’onere probatorio gravante sul contribuente non si esaurisce nella dimostrazione del pagamento o della corretta contabilizzazione, ma richiede l’allegazione di elementi specifici idonei a dimostrare il vantaggio concreto ottenuto dall’impresa. L’inerenza, pur non dovendo essere correlata in modo diretto e immediato ai ricavi, deve essere valutata in una prospettiva funzionale all’attività d’impresa nel suo complesso.

Questo principio assume particolare rilievo nei gruppi societari, dove il rischio di duplicazioni di costi o di servizi meramente interni è fisiologicamente più elevato. La pronuncia conferma che il costo infragruppo è deducibile solo se il contribuente è in grado di dimostrare che il servizio ricevuto non sia stato già svolto internamente e che abbia generato un’utilità reale, distinta e apprezzabile.

Rettifica dei ricavi e valore normale nelle operazioni con i soci

Il terzo profilo esaminato riguarda la rettifica dei ricavi relativi a operazioni intercorse con un socio, effettuata dall’Amministrazione finanziaria sulla base del valore normale di cui all’articolo 9 del Tuir. Sul punto, la Cassazione ha ribadito che il ricorso a tale criterio è legittimo non solo quando manca del tutto un corrispettivo, ma anche quando quello pattuito risulti significativamente inferiore ai valori di mercato.

In tali ipotesi, lo scostamento dal valore normale può configurare una situazione di antieconomicità, idonea a giustificare un accertamento analitico‑induttivo. La Corte richiama, in questo senso, la più recente giurisprudenza, tra cui la sentenza n. 10422/2023, che qualifica lo scostamento come indice di antieconomicità “manifesta e macroscopica”, con conseguente inversione dell’onere della prova a carico del contribuente.

È interessante notare come, nel caso concreto, la differenza tra i ricavi fatturati e quelli ritenuti normali fosse minima. Nonostante ciò, la Suprema Corte ha ritenuto comunque legittimo il ricorso al valore normale, sottolineando che spetta al contribuente giustificare le ragioni economiche dello scostamento, dimostrando la coerenza dell’operazione con una logica imprenditoriale razionale.

Il principio di inerenza come criterio qualitativo

Dalla pronuncia emerge con chiarezza una concezione dell’inerenza come criterio qualitativo di collegamento tra costo e attività d’impresa. Non si tratta di un concetto meramente formale, ma di una valutazione sostanziale, che richiede la dimostrazione dell’effettività dell’operazione e della sua utilità concreta.

Questo approccio si riflette sia nella valutazione delle spese di sponsorizzazione, sia nei rapporti infragruppo, sia nella rettifica dei ricavi. In tutti questi ambiti, la Cassazione ribadisce che il contribuente non può limitarsi a dimostrare l’esistenza giuridica dell’operazione, ma deve fornire elementi idonei a spiegare la razionalità economica delle scelte compiute.

Implicazioni operative per le imprese

Dal punto di vista operativo, la decisione rafforza la necessità di un presidio documentale strutturato, soprattutto nei rapporti infragruppo e nelle operazioni con parti correlate. Le imprese devono dotarsi di dossier in grado di dimostrare non solo che un servizio è stato formalmente reso, ma anche che ha prodotto un vantaggio reale e misurabile.

Analogamente, nelle sponsorizzazioni e nelle spese pubblicitarie, è indispensabile documentare l’effettivo svolgimento dell’attività promozionale. Nei rapporti con i soci, infine, occorre prestare particolare attenzione alla congruità dei corrispettivi, predisponendo analisi e comparazioni che giustifichino eventuali scostamenti dai valori di mercato.

Indicazioni operative e call to action

La pronuncia della Cassazione in materia di consulenze infragruppo e costi pubblicitari conferma un orientamento rigoroso, che impone alle imprese un approccio sostanziale e non meramente formale alla deducibilità dei costi e alla determinazione dei ricavi. In un contesto di controlli sempre più sofisticati, la capacità di documentare l’inerenza e la razionalità economica delle operazioni diventa un fattore decisivo.

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Tiziano Beneggi

Giugno 21, 2026

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