Incentivi e salario giusto nel Decreto Primo Maggio: cosa conviene fare alle imprese

Il decreto‑legge varato dal Governo il 27 aprile 2026, noto come decreto “Primo Maggio”, affianca alla riforma del salario giusto un pacchetto articolato di incentivi all’occupazione stabile. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: favorire oltre centomila nuovi contratti a tempo indeterminato nel triennio 2026‑2028, orientando le scelte delle imprese verso assunzioni di qualità.

Per l’imprenditore, tuttavia, gli incentivi non sono automatici. Il decreto costruisce un sistema selettivo, nel quale il rispetto delle regole retributive e contrattuali diventa condizione essenziale per accedere ai benefici contributivi.

Il legame strutturale tra incentivi e salario giusto

La principale novità del decreto è il collegamento diretto tra incentivi e salario giusto. Il legislatore chiarisce che l’accesso ai bonus contributivi è subordinato all’applicazione di un trattamento economico complessivo conforme ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

In altri termini, l’incentivo non premia solo l’assunzione, ma la correttezza complessiva della politica retributiva aziendale. Il salario giusto diventa così un requisito di compliance, non un tema meramente giudiziale.

Bonus giovani 2026: assunzioni e stabilizzazioni

Il decreto introduce un incentivo rafforzato per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 35. L’esonero contributivo è pari al 100 per cento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro un tetto mensile, per una durata fino a 24 mesi.

Accanto alle nuove assunzioni, il decreto incentiva anche la trasformazione dei contratti a termine in rapporti stabili. Questa misura è pensata per favorire la stabilizzazione di rapporti già in essere, riducendo il ricorso alla precarietà e premiando le imprese che investono nella continuità occupazionale.

Per l’imprenditore, la convenienza dell’incentivo va valutata insieme al costo complessivo del lavoro e alla corretta applicazione del CCNL di riferimento, che resta condizione imprescindibile.

Bonus donne: occupazione stabile e inclusione

Il bonus donne 2026 prevede un esonero contributivo totale per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici in condizioni di svantaggio, senza limiti di età. La misura è rafforzata nelle regioni della ZES Unica per il Mezzogiorno, dove il tetto massimo dell’esonero è più elevato.

Anche in questo caso, l’accesso all’incentivo è subordinato al rispetto del salario giusto e all’incremento occupazionale netto. L’assunzione agevolata non deve sostituire personale già in forza, ma generare un effettivo aumento dell’organico.

Bonus ZES: opportunità per le piccole imprese

Particolare attenzione è riservata alle imprese di dimensioni ridotte operanti nelle regioni della ZES Unica. Il bonus ZES 2026 consente ai datori di lavoro con un massimo di dieci dipendenti di beneficiare di un esonero contributivo totale per l’assunzione di lavoratori over 35 disoccupati da lungo periodo.

La misura mira a sostenere l’occupazione stabile in contesti territoriali caratterizzati da maggiore fragilità economica, ma richiede una gestione accurata dei requisiti, sia in termini di applicazione contrattuale sia di incremento occupazionale.

Certificazioni e incentivi aggiuntivi

Il decreto introduce anche un incentivo contributivo per le imprese che adottano strumenti certificati di conciliazione tra vita privata e lavoro. La certificazione UNI/PdR 192:2026, legata a politiche aziendali su maternità, paternità, carichi di cura e flessibilità organizzativa, consente di accedere a uno sgravio contributivo aggiuntivo entro limiti prestabiliti.

Questa misura segnala un cambio di approccio: l’incentivo non premia solo l’assunzione, ma anche la qualità dell’organizzazione del lavoro e la sostenibilità delle politiche aziendali.

Condizioni comuni per l’accesso agli incentivi

Tutti i bonus introdotti dal decreto condividono alcuni requisiti fondamentali. L’impresa deve applicare il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Inoltre, ogni assunzione agevolata deve determinare un incremento occupazionale netto.

Il mancato rispetto di queste condizioni comporta la perdita del beneficio e l’esposizione a recuperi contributivi. In un sistema caratterizzato da banche dati interoperabili e controlli incrociati, l’errore non è più facilmente recuperabile ex post.

Il ruolo della tracciabilità contrattuale

L’obbligo di indicare il codice unico del CCNL nei contratti individuali e nelle buste paga rende gli incentivi immediatamente verificabili. Ministero del Lavoro, INPS e Ispettorato possono incrociare i dati e verificare la coerenza tra incentivo richiesto, contratto applicato e trattamento economico effettivo.

Per l’imprenditore, questo significa che la scelta del CCNL e la corretta gestione delle retribuzioni diventano elementi centrali della strategia di assunzione agevolata.

Valutazioni strategiche per le imprese

Il decreto Primo Maggio non offre incentivi “a pioggia”. Premia le imprese che assumono stabilmente, applicano correttamente la contrattazione collettiva e adottano politiche retributive coerenti con il salario giusto.

La valutazione non può limitarsi al risparmio contributivo immediato. Occorre considerare l’impatto sul costo del lavoro nel medio periodo, la sostenibilità dell’organico e il rischio di esclusione dai benefici in caso di irregolarità.

Call to action

Per le imprese che intendono assumere nel 2026, è essenziale verificare in anticipo il CCNL applicato, il trattamento economico complessivo e i requisiti di incremento occupazionale. Un’analisi preventiva consente di sfruttare gli incentivi del Decreto Primo Maggio senza esporsi a recuperi contributivi o contestazioni.

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Tiziano Beneggi

Maggio 11, 2026

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