Lavoro autonomo: principio di cassa e deroghe, da leasing a spese

Aggiornato al 12 aprile 2026

In sintesi. Per il professionista la regola di base non cambia: sono tassate le somme incassate nell’anno e sono dedotte le spese pagate nello stesso anno. Le eccezioni, previste dagli articoli da 54-ter a 54-septies del Tuir (Dpr 917/1986), riguardano soprattutto gli ammortamenti, i canoni di leasing, i beni immateriali, le indennità maturate e le spese anticipate per il cliente e non rimborsate. In questi casi la deduzione segue regole di competenza o scatta in un momento diverso dal pagamento.

La regola: cassa, con un’eccezione già nel primo comma

Secondo l’articolo 54, comma 1, del Tuir, l’utile dell’attività è lo scarto fra tutti gli importi percepiti in un anno e le spese di quell’anno, salvo diversa previsione di legge. Il testo parla di importi ricevuti «a qualunque titolo»: è la base dell’onnicomprensività introdotta dal Dlgs 192/2024, per cui entrano nel reddito anche voci che prima davano adito a dubbi.

Una prima eccezione sta già nel comma 1. Se il sostituto d’imposta paga in un anno e il professionista incassa nell’anno successivo, il compenso va dichiarato nell’anno in cui nasce l’obbligo di trattenere la ritenuta. Esempio con calcoli nostri: un compenso di 5.000 euro che il committente sostituto d’imposta paga il 30 dicembre 2026 e che il professionista incassa l’8 gennaio 2027 è tassato nel 2026.

Sopravvenienze attive: la risposta 277 del 3 novembre 2025

Un finanziamento a fondo perduto per l’acquisto di attrezzature, ricevuto dopo che l’ammortamento è già iniziato, fa emergere una sopravvenienza attiva, cioè un ricavo non previsto in origine. L’Agenzia delle Entrate, nella risposta a interpello 277/2025, ha esaminato il caso di un professionista che acquista attrezzature nel 2022, deduce le quote di ammortamento sul costo pieno e riceve l’agevolazione nel 2025.

La sopravvenienza va rilevata nell’anno di incasso, il 2025, ed è pari alla differenza tra le quote già dedotte nel 2022-2024 e quelle che sarebbero state deducibili se il costo fosse stato ridotto dell’agevolazione sin dall’inizio. Dal 2025 i coefficienti si applicano a un costo diminuito dell’agevolazione, quindi il valore ancora da ammortizzare scende. Anche questa componente segue dunque il momento dell’incasso.

Spese anticipate al cliente e mai restituite: l’articolo 54-ter

Quando il professionista anticipa spese per conto del cliente e le riaddebita voce per voce, il rimborso non è reddito e la spesa, per lui, non è un costo. Se il cliente però non restituisce nulla, l’articolo 54-ter, comma 2, consente di dedurre la spesa dal giorno in cui si verifica una di tre condizioni. La prima è che il cliente abbia fatto ricorso a uno strumento del Codice della crisi (Dlgs 14/2019) o ne sia stato assoggettato, per esempio con l’apertura della liquidazione giudiziale o del concordato preventivo. La seconda è che l’esecuzione individuale contro di lui sia rimasta infruttuosa. La terza è che il credito si sia prescritto.

Il comma 5 prevede una soglia semplificata. Se il totale fatturato, compenso incluso, è di 2.500 euro o meno e il cliente non paga le spese entro dodici mesi, sono deducibili a partire dall’esercizio nel quale l’anno scade. Esempio con calcoli nostri: fattura del 20 novembre 2026 da 2.000 euro, di cui 1.200 di spese anticipate; se il rimborso non arriva entro il 20 novembre 2027, le spese sono deducibili nel 2027. Il comma 5-bis richiede il pagamento con mezzi tracciabili per dedurre vitto, alloggio, viaggio e taxi in Italia.

Ammortamenti, leasing e immobili: articolo 54-quinquies

L’articolo 54-quinquies, comma 1, ammette quote annuali di ammortamento non superiori a quelle ottenute applicando al costo i coefficienti fissati con decreto del ministro dell’Economia, che nel primo anno valgono la metà. Un bene da 10.000 euro con coefficiente del 20 per cento (valore di esempio) genera quindi 1.000 euro di quota nel primo anno e 2.000 euro negli anni seguenti. Se il bene esce dall’attività prima di essere ammortizzato del tutto, il costo residuo è deducibile.

La deroga più favorevole riguarda i beni che costano fino a 516,40 euro l’uno: si deducono per intero nell’anno di acquisto. Se il bene serve in parte all’attività e in parte alla vita privata, la deduzione, per ammortamento o per spesa sotto soglia, è limitata alla metà.

Il comma 2 collega la deduzione dei canoni di leasing al momento in cui questi maturano, non a quello del pagamento. Per i beni immobili strumentali si applicano i commi 7 e 7-bis dell’articolo 36 del Dl 223/2006. La durata minima del contratto per la deduzione è di dodici anni per gli immobili, uguale all’intero periodo di ammortamento per i veicoli dell’articolo 164, comma 1, lettera b, e a metà di quel periodo per gli altri beni.

I lavori che migliorano o rinnovano gli immobili si deducono in sei rate uguali: quella dell’anno di spesa e le cinque seguenti. Se l’immobile serve anche alla famiglia, si deduce la metà, come per i servizi e per le riparazioni ordinarie; il comma 3 aggiunge la deduzione di metà della rendita catastale, purché nello stesso comune il professionista non abbia un secondo immobile riservato in via esclusiva all’attività.

Beni immateriali, indennità e altre spese

Per i beni immateriali, l’articolo 54-sexies fissa i limiti seguenti. Per diritti d’autore, brevetti e know-how la quota annua arriva al massimo alla metà del costo. Gli altri diritti pluriennali seguono la durata d’uso che risulta dal contratto o dalla norma. Per gli importi pagati per rilevare una clientela o per segni distintivi come il nome dello studio il tetto è un quinto del costo ogni anno, quindi la deduzione richiede almeno cinque anni.

L’articolo 54-septies, comma 5, include tra le spese di lavoro le quote del Tfr e delle altre indennità dell’articolo 17, comma 1, lettere a) e c), maturate nel periodo d’imposta: anche qui conta la maturazione, non il pagamento.

Domande frequenti

Il principio di cassa vale ancora dopo la riforma del 2024?
Sì. L’articolo 54, comma 1, lo conferma. Il Dlgs 192/2024 ha introdotto norme su singole componenti, ma la regola resta incasso e pagamento nello stesso anno.

Entro quando deduco le spese non rimborsate?
Dipende dal caso. Dalla data della procedura di crisi del cliente, dell’esecuzione infruttuosa o della prescrizione del credito; oppure, per importi fino a 2.500 euro compreso il compenso, dall’esercizio in cui si compie un anno dalla fattura.

Un bene da 400 euro va ammortizzato?
No. Se il costo unitario non supera 516,40 euro, la spesa è deducibile per intero nell’anno in cui è sostenuta.

I canoni di leasing seguono la cassa?
No, sono deducibili quando maturano, con durate minime che dipendono dal tipo di bene.

Fonti

Dpr 917/1986, articoli 54, 54-bis, 54-ter, 54-quinquies, 54-sexies e 54-septies, testi vigenti consultati su Normattiva alla data del 13 aprile 2026, con le note sull’applicazione temporale del Dlgs 192/2024 e del Dl 84/2025. Agenzia delle Entrate, risposta n. 277 del 3 novembre 2025: non letta direttamente (accesso riservato); il contenuto è riscontrato da Finanza e Fisco e da Fisco7 (17 novembre 2025), con titolo e data confermati da Edotto (4 novembre 2025). Non letti: il testo dell’articolo 36 del Dl 223/2006 e le circolari dell’Agenzia sulla riforma del lavoro autonomo.

Contenuto a carattere informativo: non sostituisce una consulenza sul singolo caso.

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Tiziano Beneggi

Aprile 12, 2026

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