Trasparenza salariale: obblighi per le imprese dal 7 giugno 2026

Aggiornato al 9 giugno 2026

In sintesi. La trasparenza salariale diventa obbligo di legge con il decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 96, che recepisce la direttiva europea 2023/970. Le regole sono efficaci dal 7 giugno 2026. Fin da subito, senza distinzioni di dimensione: stipendio negli annunci, divieto di domandare ai candidati quanto guadagnassero prima, e risposta scritta, nel termine di due mesi, a chi chiede le retribuzioni medie. Il rapporto periodico sul divario di genere riguarda invece solo le imprese con almeno 100 dipendenti, dal 2027 o dal 2031.

Gli obblighi che scattano subito

La trasparenza salariale è l’insieme di regole che rendono noti criteri e livelli di paga, così da controllare che uomini e donne con mansioni uguali o equivalenti ricevano compensi allineati. Il decreto è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 125 del 1° giugno 2026 ed è efficace dal 7 giugno.

Nella fase di selezione, l’articolo 5 impone di indicare nell’annuncio la retribuzione iniziale o la relativa fascia, con criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, e di richiamare le clausole del contratto collettivo applicato. Ai candidati non si può domandare quanto percepiscano o abbiano percepito in precedenza. Il divieto vale anche se la domanda passa per società di selezione incaricate dall’impresa.

Il diritto dei dipendenti a conoscere le retribuzioni medie

L’articolo 7 riconosce a ogni lavoratore il diritto di chiedere, anche tramite rappresentanti o organismi di parità, la paga media, distinta tra uomini e donne, dei gruppi di colleghi con mansioni uguali o equivalenti. Il datore deve rispondere in forma scritta, nel termine di due mesi. La domanda è ammessa una sola volta per anno.

L’impresa può assolvere l’obbligo pubblicando i dati sulla intranet o in un’area riservata del sito. Una volta all’anno deve ricordare a tutti i dipendenti l’esistenza del diritto e le modalità per esercitarlo. Se le informazioni sono incomplete, il lavoratore può chiedere chiarimenti e la risposta deve essere motivata. Le clausole che vietano di rendere nota la propria retribuzione sono vietate.

I dati ottenuti sugli altri colleghi si usano solo per far valere la parità retributiva e non devono rendere riconoscibili i compensi individuali. Per chi ha fino a 49 dipendenti, le informazioni possono essere date con le modalità semplificate che saranno fissate da decreti ministeriali, da adottare entro novanta giorni dall’entrata in vigore.

Il rapporto sul divario retributivo: chi e quando

Il rapporto dell’articolo 9 riguarda i datori di lavoro con almeno 100 dipendenti. Contiene, tra i dati richiesti, il divario di genere medio e mediano, le parti variabili della paga e la ripartizione di uomini e donne nelle fasce (quartili) di retribuzione. L’esattezza dei dati è confermata dal datore dopo consultazione dei rappresentanti dei lavoratori.

Il calendario varia con la dimensione dell’organico. Con almeno 250 addetti il primo termine è il 7 giugno 2027, poi l’adempimento torna ogni dodici mesi. Tra 150 e 249 addetti il primo termine è identico, ma il ciclo successivo è triennale. Tra 100 e 149 addetti si parte più tardi, il 7 giugno 2031, con ripetizione ogni tre anni. Un esempio: un’impresa di 180 persone compie il primo adempimento nel 2027 e il successivo nel 2030; una di 120 persone comincia nel 2031.

Quando scatta la valutazione congiunta

Il confronto con i rappresentanti dei dipendenti, previsto dall’articolo 10, parte solo se coesistono tre circostanze. Prima: in una categoria la differenza fra la paga media di donne e uomini raggiunge il 5%. Seconda: il datore non la spiega con parametri obiettivi, indipendenti dal sesso. Terza: la differenza non viene eliminata nei sei mesi successivi all’invio dei dati.

Domande frequenti

Dal 7 giugno 2026 anche le piccole imprese devono indicare lo stipendio negli annunci?
Sì. Gli obblighi sulla fase di selezione e il diritto di informazione valgono per tutti i datori di lavoro; cambiano solo le modalità per chi ha fino a 49 dipendenti.

Un dipendente può conoscere lo stipendio di un collega?
No. Il diritto riguarda valori medi per sesso, non le retribuzioni individuali.

Quante volte l’anno si può chiedere l’informazione?
Una volta. L’impresa risponde per iscritto entro due mesi.

Una società con 90 dipendenti deve fare il rapporto?
No: l’obbligo di rapporto comincia da 100 addetti. Valgono comunque tutti gli altri adempimenti.

Fonti

Decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 96, articoli 5, 7, 9 e 10, letti sul portale Normattiva. Il Sole 24 Ore, NT+ Diritto, due articoli di inizio giugno 2026 sul decreto, per gli estremi di Gazzetta e la data di entrata in vigore. Non letti: le sanzioni, l’articolo 13 e i decreti ministeriali attuativi, non ancora adottati.

Contenuto a carattere informativo: non sostituisce una consulenza sul singolo caso.

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Tiziano Beneggi

June 9, 2026

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