Aggiornato al 18 agosto 2026
In sintesi. Sul piano dei conti ETS, l’elenco dei conti su cui un ente del Terzo settore registra costi e ricavi, la novità è la scadenza: dal 2026 deve fornire i dati richiesti dallo schema di rendiconto scelto. Il ministero del Lavoro ha chiarito che il modello E, rendiconto di cassa aggregato per chi ha ricavi fino a 60.000 euro, si usa a partire dall’esercizio chiuso il 31 dicembre 2026. La contabilità serve inoltre a provare, in caso di controllo, il rispetto dei requisiti di non commercialità fissati dall’articolo 79 del Cts.
Quale bilancio deve redigere un ETS
La regola generale è nell’articolo 13 del Dlgs 117/2017 (Cts). Ogni anno l’ente predispone un bilancio fatto di tre documenti, cioè la relazione di missione, lo stato patrimoniale e il rendiconto gestionale, secondo schemi approvati con decreto del ministro del Lavoro.
Il Cts prevede due alleggerimenti. Gli enti senza personalità giuridica con ricavi e proventi (rendite incluse) o altre entrate fino a 300.000 euro possono presentare un rendiconto per cassa, che registra solo incassi e pagamenti dell’anno. Per qualunque ente, se le entrate restano entro 60.000 euro, il rendiconto di cassa può essere esposto anche in modo aggregato, con voci riassuntive.
Il modello E e la data da cui si usa
Il modello E è il rendiconto di cassa aggregato approvato con il decreto del ministro del Lavoro del 18 febbraio 2026, di concerto con i ministri dell’Economia e della Giustizia. La circolare del ministero del Lavoro 6 del 17 aprile 2026 precisa che per chi chiude l’esercizio il 31 dicembre il modello è utilizzabile dal rendiconto relativo al 2026, non per quello del 2025.
La stessa circolare riguarda gli enti con personalità giuridica e ricavi sotto 60.000 euro: per l’esercizio 2025, già chiuso al 21 marzo 2026, possono scegliere il rendiconto per cassa nel modello D previsto dal decreto del 5 marzo 2020. La personalità giuridica non impone, in questo caso, il bilancio economico-patrimoniale.
Perché il piano dei conti va costruito durante l’anno
Un rendiconto di cassa aggregato si compila sommando incassi e pagamenti per categoria. Se i conti sono aperti con criteri diversi da quelli del modello, a fine anno occorre riclassificare ogni movimento a mano, con il rischio di errori e di dati difficili da ricostruire. Impostare i conti nel corso del 2026 con le stesse categorie del modello evita questo passaggio.
Gli enti che tengono la contabilità economica hanno un’esigenza ulteriore: distinguere l’attività di interesse generale da quelle diverse, i costi diretti da quelli comuni e i fondi vincolati dalle risorse libere.
Articolo 79 del Cts: la contabilità come prova
L’articolo 79 del Cts stabilisce quando un’attività di interesse generale è non commerciale: se è svolta gratuitamente o con corrispettivi non superiori ai costi effettivi, che comprendono quelli diretti e quelli indiretti, generali, finanziari e tributari. Il comma 2-bis consente un margine: i ricavi possono eccedere i costi fino al 6% per periodo d’imposta, per non più di tre periodi consecutivi.
Sulla circolare 1/E del 19 febbraio 2026 dell’Agenzia delle Entrate, EC News (20 aprile 2026) osserva che la qualifica non è acquisita una volta per tutte e richiede coerenza costante tra statuto, attività e gestione. Senza costi attribuiti alle singole attività non è possibile verificare il rapporto con i corrispettivi.
Esempio numerico
Un’associazione priva di riconoscimento incassa 250.000 euro in un anno: può usare il rendiconto per cassa, ma non quello aggregato perché supera i 60.000 euro. Un ente con 55.000 euro di entrate può invece scegliere il modello E.
Un’attività di interesse generale presenta costi effettivi, diretti e indiretti, per 100.000 euro e corrispettivi per 105.000 euro: l’eccedenza del 5% rientra nel margine del 6%. Con corrispettivi di 107.000 euro l’eccedenza sarebbe del 7% e la tolleranza non opererebbe. Senza una contabilità che isoli i costi dell’attività, nessuna delle due percentuali sarebbe dimostrabile.
Domande frequenti
Il modello E si può usare per il bilancio 2025? No, per chi ha l’esercizio che coincide con l’anno solare vale dal rendiconto chiuso il 31 dicembre 2026.
Chi può usare il rendiconto per cassa? Gli enti senza personalità giuridica fino a 300.000 euro di entrate; in forma aggregata, qualunque ente fino a 60.000 euro.
A che cosa serve il piano dei conti per un ETS? A registrare i fatti di gestione in modo coerente con lo schema di bilancio e a documentare i requisiti dell’articolo 79 del Cts.
Fino a quale percentuale i ricavi possono superare i costi? Fino al 6% per periodo d’imposta, per non più di tre periodi consecutivi.
Fonti
Dlgs 117/2017 (Cts), articoli 13 e 79, testo vigente su Normattiva. Ministero del Lavoro, circolare 6 del 17 aprile 2026, pubblicata sul sito del ministero. Edotto, scheda del decreto del ministro del Lavoro del 18 febbraio 2026 (solo titolo e data). EC News, 20 aprile 2026, sulla circolare 1/E del 19 febbraio 2026 dell’Agenzia delle Entrate. Il testo originale della circolare 1/E e quello del decreto del 18 febbraio 2026 non sono stati consultati.
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